Sono d’una speranza struggente, le parole che Hughie Charles ebbe a vergare per le note jazzy nate dall’estro del compagno Ross Parker, nella composizione di We’ll Meet Again:

We’ll meet again,
Don’t know where, don’t know when,
But I know we’ll meet again, some sunny day
Keep smiling through,
Just like you always do,
‘Till the blue skies drive the dark clouds, far away.
So will you please say hello,
To the folks that I know,
Tell them I won’t be long, (i wont be long)
They’ll be happy to know that as you saw me go
I was singing this song*

Sorpresa nella sorpresa (ma neanche tanto): tutti gli artefici di questo grande successo mondiale erano sudditi della Regina, ivi compresa la cantante, Dame Vera Lynn, colei che fornì la prima celeberrima interpretazione del pezzo, nonché il regista (Stanley Kubrick, appunto) e l’attore (Peter Sellers), i due responsabili dell’indimenticabile finale del film Il dottor Stranamore. Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba (orig. Dr. Strangelove or: How I Learned to Stop Worrying and Love the Bomb, Stanley Kubrick, 1964).
Ecco le sequenze finali del capolavoro kubrickiano:

https://www.youtube.com/watch?v=NFkryh6hC-k

A dirla tutta, la feroce commedia apocalittica non costituisce neppure il primo caso che lega la canzone alla settima arte: in pieno secondo conflitto mondiale, la cantante passata alla storia come The Forces’ Sweetheart (la dolcezza delle forze armate) sarà protagonista della pellicola omonima del brano, ossia We’ll Meet Again (Philip Brandon, 1943).

Il legame tra la canzone e il tema bellico è strettissimo: non solo per l’ispirazione con cui venne scritto, pensando appunto ai soldati che partivano e che, rivolgendosi alle proprie fidanzate, affermavano ottimisticamente «ci incontreremo ancora», ma anche perché, nel corso della Guerra Fredda, il Servizio di trasmissione in tempo di conflitto della BBC (BBC’s Wartime Broadcasting Service, abbreviato in WTBS) prevedeva il suo inserimento tra il materiale da mettere in onda per cento giorni consecutivi a un eventuale (e temuto) attacco nucleare.

Vera Lynn, londinese, classe 1917 e tuttora in vita, ha intonato nuovamente il pezzo nella capitale britannica, l’8 maggio 2005, in occasione del sessantesimo anniversario della Vittoria Europea (VE Day).

Una delle versioni, però, più intense, al punto persino d’insidiare la celebre prima esecuzione inglese, è stata fornita dallo statunitense Johnny Cash nel 2002, in occasione del quarto album della serie American Recordings, nella fattispecie il “capitolo” di The Man Comes Around. Si tratta dell’ultimo disco pubblicato in vita da The Man in Black (il soprannome di Cash), sotto la guida sapiente del produttore Rick Rubin. In questa registrazione, la potente voce del cantante appare meno centrata e brillante del solito, quasi spossata, intaccata dalla fatica dovuta a una non perfetta condizione fisica: eppure, proprio ciò che potrebbe costituire un difetto sotto il profilo eminentemente tecnico contribuisce, in questo caso, a una grandissima intensità interpretativa, qualcosa che rende ancora più emozionante (al di là di sapere che si tratta di una delle ultime performance in studio di Cash) l’esecuzione.  Ecco un video con l’audio del pezzo:

Traduzione letterale del testo (realizzata esclusivamente per il presente articolo):

Ci incontreremo ancora,
non so dove, non so quando
però so che ci incontreremo ancora, in un giorno di sole
Continua a sorridere
come sempre fai
finché il cielo blu spazzerà via le nubi.
Così, potresti, per favore, salutare
tutta la gente che conosco
e dirle che non ci impiegherò troppo
saranno felici di sapere
che mi hai visto andare
e stavo cantando questa canzone

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Igor Vazzaz
Toscofriulano, rockstar egonauta e maestro di vita, si occupa di teatro, sport, musica, enogastronomia. Scrive, suona, insegna, disimpara e, talvolta, pubblica libri o dischi. Il suo cane è pazzo.