Io, che sono Arlecchino, mi aggiro per teatri e, sovente, vengo colto da un pressante bisogno, una vocazione sovraumana cui nessuno (persona o artista che sia) può resistere. È vero che le platee, con la varietà di forme e decorazioni, sono suggestive; è vero che i ridotti hanno sempre una loro intoccabile eleganza; com’è pur altrettanto vero che nei foyer si possono ammirare virtuosismi architettonici degni di nota. Ma io, che sono Arlecchino, amo i bagni, un po’ perché sede di grandi soddisfazioni, un po’ perché luogo in cui rifugiarsi per sottrarsi agli oneri della vita sociale (o, più spesso, perché braccati dai detrattori).

Vorno (LU), SPE Dello Scompiglio

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Si fa presto a dire che maschile e femminile esistono solo come prodotti culturali, che la sessualità è fluida e che la biologia ci imbriglia in etichette che limitano l’espressione del sé. Tutti temi che allo Scompiglio vengono affrontati, di questi tempi, nella rassegna Assemblaggi provvisori. Ma, se nello Spazio Performatico ed Espositivo, è tutto giusto e tutto bello, quando si va in bagno si retrocede al più primitivo bigottismo: la rigida separazione maschile/femminile torna imperante. Qualsiasi appartenente alla celebre lobby del gender inorridisce di fronte all’orinatoio a muro, simbolo imperituro di una libertà (quella del mingere in piedi) riservata solo ad alcuni. Se le istanze più giuste  naufragano di fronte al richiamo naturale, allora tanto vale trattarsi bene. Bagno elegante e moderno, dominato da linee morbide e da una luce ben studiata. Ottimo l’assortimento di colori vivi e decisi, ben armonizzati tra loro.

Antella (FI), Teatro Comunale

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Ovunque siate, se avete un urgenza questo bagno sarà probabilmente fuori mano. Se non vi scappa troppo, però, forse val la pena fare un salto ad Antella (anzi all’Antella, come dicono da queste parti), piccola frazione a sud di Firenze. Il bagno del Teatro Comunale, apparentemente modesto, è ampio, tranquillo e pulito. Non cade in quell’anonimato da non-luogo comune a molte altre toilette che abbiamo provato per voi. Il deodorante per ambienti, il sacchetto della spazzatura ben sistemato e la saponiera piena tradiscono un’attenta cura ai dettagli. L’ambiente è impreziosito da un quadretto (ben fissato al muro) con cartoline autografate delle più celebri dive italiane del secolo scorso. La piastrellatura bianca termina, in alto, con un motivo in blu, evidente citazione del già recensito bagno del Teatro F. Di Bartolo a Buti.

Torino, Teatro Carignano

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Di fronte al palazzo barocco che diede i natali a Vittorio Emanuele II, il Teatro Carignano di Torino è, senza ombra di dubbio, tra i più prestigiosi in Italia. Un tale decoro va mantenuto anche negli spazi adibiti alle funzioni più volgarmente fiosiologiche, specialmente se vi si accede dalla splendente Sala delle Colonne. Passaron i tempi da quando il re veniva a teatro qui, ma il bagno ha una dignità e un’eleganza degne d’un sovrano. Marmi policromi sul pavimento, solide porte in legno, sanitari e accessori di design. Piccola caduta di stile: il prosaicissimo dispenser asciugamani in plastica. Interno della tazza immacolato, a testimoniare l’alto livello non solo del teatro, ma anche del suo pubblico. Riscaldamento fuori controllo in un bagno di dimensioni contenute.

Anche questa è fatta, come dice un proverbio quanto mai affine alla presente rubrichetta, al cui proposito vorremmo rivolgere una richiesta a voi lettori: andate a teatro e… andate al bagno. Nel senso: recatevi a teatro e fotografate i bagni, segnalateceli: noi, sostenitori del solenne principio #recensiamotutto, provvederemo a parlarne. In attesa di creare l’apposita casella di posta (lo faremo, contateci), potete scrivere all’indirizzo arlecchino@losguardodiarlecchino.it.

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