TABELLAZZO
CosaUburoi
ChiAlfred Jarry, Roberto Latini, Ciro Masella, Savino Paparella
Quando19/11/2016
DoveFirenze, Teatro di Rifredi
Per quanto120 minuti
IL RESPONSO
Perché
Se fosse...Liliaceae
...sarebbeuna cipolla

«Merdra!»

A luci spente, il neologismo del drammaturgo francese Alfred Jarry rompe il silenzio del Teatro Rifredi e, pur senza sconvolgere nessuno, decreta l’inizio di Ubu Roi, ripreso e adattato da Roberto Latini.

Sette figure con indosso tuniche bianche siedono in linea, di fronte al pubblico; Madre Ubu e Padre Ubu, agli estremi, sono gli unici a non indossare la maschera da primate. La discussione fra i due, rimbalzando nelle espressioni dei cortigiani in mezzo, crea una sorta di antefatto: Ubu, ufficiale di fiducia del re di Polonia, cede alla tentazione, innescata da Madre Ubu, di uccidere il sovrano Venceslao e tutti i suoi figli per impadronirsi del regno. Una volta compiuto il massacro, egli dovrà, tuttavia, preoccuparsi della vendetta del principe Bugrelao, deciso a riprendersi il trono, e dei suoi stessi congiurati.

savino-paparella-ciro-masella-in-ubu-roi-latini-2012Nel mondo al tempo stesso assurdo e iper-realistico portato sulla scena da Latini, la trama, scolasticamente intesa forse proprio perché essenziale e semplice da seguire, risulta meramente accessoria all’intricata e complessa ragnatela di rimandi, citazioni e simboli, vero nucleo pulsante dello spettacolo. Il riferimento più trasversale ed evidente è chiaro fin dalle note di regia: «Scrivo Jarry e penso si possa leggere Shakespeare». Così Madre Ubu (Ciro Masella) riveste il ruolo di una grottesca Lady Macbeth, caratterizzata anche dal colore rosso, simbolo sanguinolento, prima solo dei guanti e, dopo il massacro, di tutto l’abito; nei gesti lenti e caricaturali dei due giovani con maschere da orso (Marco Jackson Vergani e Fabiana Gabanini) intravediamo la vicenda di Romeo e Giulietta; dietro il dovere di vendetta del principe Bugrelao (Guido Feruglio) si cela il peso di Amleto.

La spirale citazionistica, che non si esaurisce né qui né in Shakespeare, non è una sfida lanciata all’attenzione del pubblico, bensì parte integrante della natura poliedrica del testo, e dello spettacolo. L’ago della bilancia oscilla tra una commedia brillante – che ruba al pubblico applausi e risate – e l’atmosfera pesante di una tragedia.
La prima si esemplifica in una sfilata di personaggi eccessivi e non-sense, da re Venceslao (Lorenzo Berti), che riempie il suo megafono-corona di parole vuote, alle fattezze da gallina del Capitano Bordure, alla regina Rosmunda (Sebastian Barbalan) dispensatrice di oracoli, o nelle schermaglie “à la Sandra e Raimondo” dei coniugi usurpatori; la seconda si concretizza nella figura in catene di Pinocchio-Latini, osservatore attento sulla scena, eppure esterno a essa, che si appropria del palco e dà voce a citazioni shakespeariane, riflettendo su re Ubu, ormai ridotto in scheletro dalla propria avidità.

Ubu re Latini 2012Sul palco si respira una atmosfera alla Kubrick, complici i muti cortigiani che ricordano, a tratti, i drughi di Arancia Meccanica o i primati di 2001: Odissea nello spazio; si accordano alla perfezione le musiche di Gianluca Misiti, che riesce a unire in contrasto suoni ora armonici, ora elettronici e disturbanti.
Uno spettacolo denso in cui gli attori, tutti memorabili, si muovono su una scena scarna (gli unici oggetti di scena sono un tavolo e un letto) giocata quasi esclusivamente su morbide dissolvenze luminose.

Portato in scena dal 2012 e già recensito da un arlecchino nel 2015, Ubu Roi sa soddisfare tutte le fasce di pubblico, salutato da numerosi e meritati applausi. Peccato per quel lieve senso di oppressione dato dalla mancanza di spazio sul palco: nei passaggi più vivaci e corali, i personaggi, muovendosi velocemente, ognuno seguendo le proprie direzioni, sembrano essere sempre sul punto di scontrarsi.

ubu_roi_Latini

 

 

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Uburoi

di Alfred Jarry
adattamento e regia  Roberto Latini
con  Roberto Latini
e con
Savino Paparella, padre Ubu
Ciro Masella, madre Ubu
Sebastian Barbalan, regina Rosmunda/ zar Alessio 
Marco Jackson Vergani, capitano Bordure/ Orso
Lorenzo Berti, re Venceslao/ Spettro/ Nobili
Guido Feruglio, principe Bugrelao
Fabio Bellitti, palotini/ Orsa/ Messaggero

musiche e suoni Gianluca Misiti
scena Luca Baldini
costumi Marion D’Amburgo
luci Max Mugnai
direzione tecnica Max Mugnai
collaborazione tecnica Nino Del Principe
assistente alla regia Tiziano Panici
cura della produzione Federica Furlanis
promozione e comunicazione Nicole Arbelli
foto Simone Cecchetti
produzione Fortebraccio Teatro
un progetto realizzato in collaborazione con Teatro Metastasio Stabile della Toscana