L’attività scenica toscana si fa intensa, per il periodo che, tradizionalmente, concentra il maggior numero di spettacoli: da qui a fine marzo (caso vuole che la Pasqua cada il… 1 aprile: il miglior modo per insinuare come la resurrezione fosse una burla) le occasioni si moltiplicheranno, e noi qui, armati di parola e Calendazzo, a darvene di conto.

Pisa e provincia – Canzoni, memorie, voli e distopie

Non è strettamente teatro, ma si fa ugualmente a teatro: evitiamo sguerguenze e ci autodenunciamo, giacché mercoledì sera chi scrive sarà dall’altra parte del siparioCasciana Terme (Teatro Verdi) con D’amore, d’anarchia e di altri virus letali. Sottotitolo: Canzoni (e passioni) dalla Toscana a Timbuctù. Sarà una serata di canti d’amore toscani e non solo (non solo d’amore, anzi, non solo toscani) con il gruppo La Serpe d’Oro, nella formazione rinnovata [meno numerosa di quella in foto…, N.d.R.]e resa più muliebre dalla presenza della bravissima Pamela Larese. L’idea iniziale è di quel geniaccio di Andrea Kaemmerle, e l’occasione è ghiottissima per un San Valentino che coincide col mercoledì delle ceneri.

La sera successiva, giovedì, due proposte assai differenti: ai Coraggiosi di Pomarance, uno spettacolo che ci sentiamo sinceramente di consigliare. Parliamo di Tu me fais tourner la tête, ideato e diretto dall’amico Marco Mannucci (qui il suo questionazzo), uno dei più versatili e sorprendenti performer che conosciamo. Nato “a cavallo” delle Alpi, tra Italia e Francia (non è una novità che gli artisti nostrani spesso riparino oltralpe per vedersi riconoscere professionalmente: discorso complesso, ma di nullo appeal elettorale, evidentemente), si tratta di un lavoro che abbiamo visto in una delle prime prove aperte: senza parole, sia perché così restammo sia perché lo spettacolo si svolge al solo suono dell’accompagnamento musicale, unendo tecnica acrobatica (attori e musicisti, letteralmente… volano) e poesia, sulla suggestione dei dipinti di Marc Chagall. Un piccolo gioiello disponibile per ogni tipo di pubblico, dai bambini in poi. Da non perdere.
La stessa sera, al Cinema Teatro Nuovo di Pisa, si continua a raccontare lo scorcio di tempo che, dal Sessantotto, abbraccia anche gli anni immediatamente successivi: Qui est gladium?, racconto in forma orale realizzato da Dario Focardi sui preparativi del fallito Golpe dell’Immacolata (tra il 7 e l’8 dicembre 1970) che coinvolse importanti apparati dello stato italiano. Interessante.

La sera di venerdì due proposte in non molti chilometri: a Corazzano (Teatrino dei Fondi), Tropicana di Irene Lamponi, una commedia nata presso CRISI, il laboratorio di drammaturgia tenuto al Valle Occupato da Fausto Paravidino; a Lari (Teatro Comunale) Otto con, un altro testo di Gabriele Benucci, protagonista il livornese Fabrizio Brandi, già visto all’opera con il convincente Blocco 3, due anni fa. Anche in questo caso si parla di storia livornese, e sportiva, con le imprese degli Scarronzoni, pluricampioni italiani e due volte argento olimpico (Los Angeles 1932, Berlino 1936). Perché no?

Imbarazzo della scelta anche per sabato, dato che a Pontedera (dove si è formato a inizio carriera, peraltro assieme al nostro guru Giacomo Verde) ritorna Marco Paolini: al Teatro Era, infatti, è atteso Le avventure di Numero Primo, lavoro di cui vi abbiamo già parlato in occasione di una delle primissime repliche. Non sarebbe certo malaccio poter rileggere a proposito di quello che resta, forse malgré lui, amico e padrino di questa rivista.

Non da meno, benché comunque di genere diverso, quanto offerto a Bientina (Teatro delle Sfide), poiché sul palco vi sarà Paolo Hendel con un titolo assolutamente interessante: Colui che leggerissimo era; senza neppure leggere la presentazione, vi diciamo che si parla del poeta Guido Cavalcanti, ma, soprattutto, di Italo Calvino e della leggerezza trattata in una delle sue indimenticabili Lezioni americane. Amiamo Hendel, che seguiamo da anni, e l’impressione è che questo possa essere davvero un lavoro assai valido. Ci piacerebbe vederlo. Infine, domenica Casciana Terme (Teatro Verdi), un Pirandello: L’uomo, la bestia e la virtù, regia di Manfredi Rutelli (si veda più in basso), con Alessandro Waldergan, Gianni Poliziani, Giulia Canali, Matteo Bartoli, Roberta Bedogni e Angelo Cagnazzo. Non ne sappiamo molto di più.

Lucca e provincia –  Mistici, disegni, padri e molta, molta fame

Assai probabile che, giovedì sera, si accorra ad Altopascio (Cinema Teatro Puccini) per assistere a Il secondo figlio di Dio, protagonista Simone Cristicchi. Di lui, rispettabilissimo cantautore innamoratosi al teatro, vorremmo vedere un altro, discussissimo, spettacolo (Magazzino 18), ma tant’è: in questo caso, dialoghi e canzoni non riguarderanno l’esodo istriano alla fine della Seconda Guerra Mondiale, bensì la storia di un mistico ottocentesco, Davide Lazzaretti, soprannominato, a suo tempo, il Cristo dell’Amiata (a lui sono ispirati pure alcuni canti anarco-libertari). Assieme al vincitore di Sanremo 2007, il già citato Manfredi Rutelli e Matteo Pelliti. La regia è di Antonio Calenda. Ci saremo.

Per la fine di settimana, invece: una novità e due “ritorni”.
Venerdì, appuntamento “secco” a Camaiore (Teatro dell’Olivo): in scena, Scarabocchi di Andrea Fazzini (in scena Meri Bracalente, Sergio Licatalosi e  Fernando Micucci). È uno spettacolo nato dalla collaborazione tra Teatro Rebis e maicol&mirco, traducendo in scena  i loro brutali e innocenti fumetti. Ci tenta davvero.
Approda a Lucca (Teatro del Giglio) dopo il passaggio pisano, Father and son: ne abbiamo già detto qualcosa, inutile ripeterersi. Infine, a Bagni di Lucca, Teatro Accademico, gradito ritorno in zona per Miseria e nobiltà, bel lavoro firmato da Michele Sinisi, forte d’un cast davvero ben composto e di cui vi parlammo quasi un anno fa. Dubbio atroce: com’è che uno spettacolo simile, cui non manca davvero niente per piacere a ogni tipo di pubblico, “pagaia” attorno al capoluogo (ora in Mediavalle, dieci mesi or sono a Camaiore) senza approdare al Giglio? Serve forse un mirino?

Oltreconfine – Prato tra Pinter e La Ruina, debutti a Firenze, gran teatro (cioè: spettacoli) in Lunigiana 

Grande abbondanza anche per le altre province e gli altri spazi che siamo soliti monitorare: a Prato (Metastasio), da martedì domenica, debutta Night bar, il “multi-Pinter” con la regia di Valerio Binasco, mentre, da venerdìdomenica, il Magnolfi prosegue col suo focus d’autore dedicato, questa volta, al calabrese Saverio La Ruina. Tre testi per tre giorni, rispettivamente DissonorataLa bortoPolvere. Si va comunque sul sicuro.

Risponde Firenze con tre belle cose: da martedì a domenica (ma aveva debuttato sabato scorso: l’abbiamo bucato, e allora?), il Teatro Niccolini saluta il ritorno di Giancarlo Cauteruccio con Prigionia di Alekos, dedicato al poeta greco Panagulis.
Da venerdì domenica (e sino al 25 febbraio), nuovo lavoro anche per Angelo Savelli che nel “suo” Teatro di Rifredi presenta Il principio di Archimede di Josep Maria Miró.
Un altro appuntamento che non vorremmo mancare (e che certamente mancheremo) è per venerdì 16, al Florida: la compagnia di danza contemporanea Abbondanza-Bertoni porta in scena La morte e la fanciulla su musiche di Franz Schubert; ricordando I dream di cui vi parlammo tempo fa, speriamo che un inviato arlecchino voglia andare per raccontarci.

Chiudiamo, infine, con la sfortunatissima, in termini di spazi scenici, provincia di Massa Carrara: giovedì e venerdì, a Massa, in quel del Guglielmi al Tenda, torna in scena uno “spettacolone” ultradecennale, ossia Copenhagen, testo del britannico Michael Frayn, con un cast d’eccezione composto da Umberto OrsiniGiuliana LojodiceMassimo Popolizio, sotto la direzione di Massimo Avogadro. Scienza, etica e storia s’intrecciano nella vicenda dei fisici Niels Bohr e Werner Karl Heisenberg in relazione alla messa a punto della bomba atomica, ma la questione, in teatro, diventa (anche) tutta umana. Da vedere.
Sabato e domenica, invece, a Carrara (Nuova Sala Garibaldi), Il sindaco del Rione Sanità, nella senz’altro interessantissima rilettura offerta da Mario Martone per uno dei testi più affascinanti e intensi di Eduardo De Filippo. Consigliatissimo.

È tutto, per adesso. Andate a teatro, ché vi fa bene (forse).

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