Il caso W: In tribunale la coscienza. A noi la scelta

Sguardazzo/recensione di "Il caso W. "

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Cosa: Il caso W.
Chi: Claudio Morganti, Rita Frongia
Dove: Prato, Teatro Fabbricone
Quando: 14/11/2019
Per quanto: 75 minuti

Johann Christian Woyzeck, prima fuciliere del II° reggimento, poi barbiere disoccupato, ritorna in tribunale per l’omicidio dell’amante Marì, da cui aveva avuto un bambino. In prima istanza, era stato ritenuto capace di intendere e dunque condannato a morte; adesso, lo ritroviamo in scena per un nuovo processo, allo scopo di riesaminare la sua salute mentale. La riscrittura dell’opera di Büchner − realizzata da Rita Frongia − guarda direttamente al contemporaneo, al mondo della giustizia, ribaltando il punto di vista e mettendo per protagonista un uomo psichicamente malato, “incappato” in un femminicidio di cui si devono ricostruire i fatti.
Tuttavia, se l’atto violento viene giudicato in una società alquanto discriminatoria in cui l’uguaglianza viene a mancare, si può dire che la legge sia uguale per tutti?
A questa domanda la regia di Claudio Morganti risponde in modo sorprendente.
C’è la trasposizione della vicenda in un clima comico-grottesco in cui il giudice, interpretato dallo stesso Morganti, carattere teso, a tratti superficiale nelle affermazioni e domande agli imputati, deve spesso fare da paciere fra due avvocati (Gaetano Colella e Francesco Pennacchia), i quali, per tutto lo spettacolo, litigano, ridicolizzandosi vicendevolmente. L’atmosfera da disputa comica creata dal trio ci mostra la possibilità di una nuova interpretazione, rivelatoria, del caso, evitando la decapitazione di un uomo usato come martire. Nelle arringhe finali dei due avvocati, isolati rispettivamente da puntuali fasci di luce, si discutono le due probabili soluzioni poste durante la querelle giudiziaria.
L’intento di portare lo spettatore a una riflessione sull’attualità riesce, grazie alle tecniche da cabaret, che trovano il connubio perfetto con il teatro di stampo civile.

Come un’ombra, il Woyzeck interpretato da Gianluca Balducci è l’unico personaggio in scena che, attraverso monologhi composti da immagini a metà tra l’allucinato e il realistico, fa ricadere la situazione in un’atmosfera torbida e raccapricciante; il respiro affannoso, rumoroso, ai limiti del patologico − il pensiero va alla Cheyne–Stokes respiration − suona come un’anticipazione della morte. Assieme alle frasi deliranti, tutto riporta alla malattia mentale del personaggio, alle sue condizioni di anima ormai prossima alla fine. Anche il corpo cambia forma, si contorce e, grazie all’uso simbolico delle luci, le forme del viso si mescolano, contribuendo alla creazione-trasfigurazione totale di un mostro.

Gianluca Stetur (nel ruolo del compagno d’armi di W.) ripercorre i ricordi traumatici della guerra portatrice di un malessere incolmabile. Nell’aula spoglia con la grande scritta La legge è uguale per tutti si presentano i testimoni che ripercorrono, alcuni sotto giuramento, altri no, episodi di vita della coppia prima della morte di lei. Spicca in particolare l’interpretazione di Paola Tintinelli nel ruolo della madre di Marì, dal nome M, incarnazione della superstizione, che entra in tribunale scomodando la ragione.

La citazione pasoliniana che Morganti inserisce spesso nel suo lungo studio dell’opera di Büchner «Ah maledetto creato che strazia i corpi e non rende giustizia!» afferma la realtà di un caso giudiziario che non ha trovato la giusta collocazione. Una storia sospesa nel tempo dove è la stessa legge a prendersi gioco dell’uomo, come, in fondo, avviene pure nelle grandi tragedie classiche. La parodia della giustizia e dell’apparato che lo compone: dal giudice, al cancelliere/burocrate ignorante, agli avvocati-macchiette, fa diventare Il Caso W un grande esempio di “teatrino” sociale, che in scena è metateatro.
Un testo e una messinscena provocatori che burlano tutti, anche gli spettatori.

VERDETTAZZO

Perché:
Se fosse... un gioco sarebbe... l'impiccato

Locandina dello spettacolo



Titolo: Il caso W.

regia Claudio Morganti
drammaturgia Rita Frongia
con Isadora Angelini, Gianluca Balducci, Gaetano Colella, Massimiliano Ferrari, Rita Frongia, Claudio Morganti, Francesco Pennacchia, Luca Serrani, Gianluca Stetur, Paola Tintinelli

ideatore luci/tecnico Fausto Bonvini
consulente per le traduzioni dal tedesco Barbara Weigel

produzione Teatro Metastasio di Prato, TPE-Teatro Piemonte Europa, Armunia, Esecutivi per lo spettacolo


Quello fu il Caso Woyzeck, il caso di Johann Christian Woyzeck: un barbiere disoccupato, mendicante e senzatetto, decapitato nel 1824 sulla piazza del mercato di Lipsia per aver accoltellato la sua amante Johanna Christiana Woost. Questo è Il Caso W. Il processo a J.C. Woyzeck fu un caso, diremmo oggi, mediatico. A pochi giorni dalla data fissata per l’esecuzione, la difesa ottenne un riesame sulla sua salute mentale e venne così istituito un nuovo processo. La Corte chiese al dott. Clarus, autore della prima perizia, di approfondire il caso. La Difesa chiese una controperizia auspicando che divenisse prassi processuale, ma la Corte rifiutò. Il dottor Clarus fu l’unico perito del processo. Dichiarò l’imputato sano di mente e J.C. Woyzeck venne giustiziato. Büchner lesse le perizie di Clarus e scrisse. Scrisse del delitto ma non ebbe il tempo di scrivere del processo. All’epoca quel processo sembrò una farsa e fu chiaro l’intento esemplare/repressivo di quest’esecuzione. E le farse odierne? Il grottesco nei tribunali? Quello fu il Caso Johann Christian Woyzeck. Questo è Il Caso W. Büchner non ebbe il tempo di scrivere la sua farsa grottesca e nessuno mai potrà farlo, noi scriveremo la nostra. Tutto ciò che ci sarà possibile a partire da alcuni personaggi immaginati da Büchner ma anche Pierre Riviere, Schmolling, Parolisi, Pacciani, Grigoletto, Enrico IV, Eduardo, De Sica e i piccoli processi dei tribunali di provincia.