Rieccoci qua, smaltite le discussioni su Sanremo, sui fantasmi benigneschi che riscoprono l’acqua tiepida, ivi comprese le suggestioni di qualche filoteatrante a paventare un Roberto Latini, o simili, in diretta generalista col suo Cantico dei Cantici. Idea certo interessante, migliore di quanto (intra)visto venerdì scorso, ma, forse, una delle varie impasse del nostro sistema culturale sta proprio lì: un tempo, fatte salve le forse logiche dicotomie cultura alta/cultura nazional-popolarearte-intrattenimento (a nostro avviso, la questione potrebbe anche porsi diversamente, ma siamo men che nessuno…), i maggiori esponenti dell’uno e dell’altro campo erano, comunque, nomi di dominio pubblico. Vogliamo parlare della notorietà in fieri di Carmelo Bene, di Dario Fo, pure di Leo De Berardinis e Lea Peragallo, di Carlo Cecchi? Esiste, nel presente teatro contemporaneo (o di ricerca, o sperimentale: ci siamo intesi) qualche personaggio che possa godere di una consimile notorietà unita a un innegabile riconoscimento di valore? Non intendiamo quel cialtrone a sonagli di Luca Barbareschi, che da mesi e mesi gira sui media a chiagnere e fottere, dragando ingiustificabili finanziamenti a uso e consumo di un’impresa privata, ma di figure sia di valore (non ne mancano: sia chiaro) sia, al contempo, riconosciute e riconoscibili come tali. Il problema non è certo di intrinseca qualità degli artisti, bensì di sistema culturale, e non c’è storia: se la cultura, adesso, è un bravo comico, ora bollitissimo, che maltratta uno dei testi più belli e profondi della letteratura occidentale, senza che quasi nessuno batta ciglio, allora… allora è un casino.
Vabbè, chiudiamo il pistolotto, ché la frizione c’è già scappata e vediamo cosa ci riserva la settimana a spasso per i teatri di mezza Toscana.

Lucca e provincia – Da Ambra ad Arianna Benedetti, donne in scena tra prosa e danza

Non troppa scelta in area lucchese, dove solo due piazze, oltre al Giglio alle prese con l’opera (vedete sotto), offrono spettacoli: martedì 18, al Teatro dei Differenti di Barga, ecco di scena Il nodo, testo femminile di Johnna Adams, autrice statunitense, tra i nomi nuovi più interessanti della drammaturgia d’oltreoceano. In un’aula scolastica, un normale colloquio tra madre e insegnante (Ludovica Modugno e Ambra Angiolini) si trasforma in un serratissimo, inatteso confronto, nella dolorosissima ricerca della verità. La regia è firmata da Serena Sinigaglia, artista che da tempo seguiamo con interesse e stima, il che ci pare una garanzia sufficiente, oltre a quanto già scritto, per consigliare la visione, convinti come siamo delle ottime potenzialità della già ben nota Ambra, di cui tempo fa scrivemmo non troppo bene, ma non certo per biasimare i suoi trascorsi pregressi. Andate, se potete.

Tempo di danza, al Puccini di Altopascio, dove, nella serata di giovedì 20, approda Pulcinella uno di noi: si tratta di una coreografia firmata da Arianna Benedetti su musiche di Igor Stravinskij e Giovanni Battista Pergolesi, che vede in scena ben undici danzatori della Compagnia Nuovo Balletto di Toscana. Si riflette circa «l’anima beffarda e irridente della celebre maschera della Commedia dell’Arte» direttamente citata nel titolo del lavoro, che aspira a essere una «rivisitazione contemporanea dell’ambiguo gioco delle parti dell’eterna commedia umana». Non ne sappiamo granché di più e qui ci fermiamo, salutando con favore un cartellone dedito alla commistione dei generi e che ci sembra sfruttare le ridotte dimensioni d’una cittadina provinciale come punto di forza e non come “condanna”, cosa che invece spesso capita con i teatri dei capoluoghi.

Pisa e provincia – Occasioni disparate, tra amori e classici

Settimana alquanto magra anche nel pisano, con spettacoli che si condensano tra sabato domenica.

Iniziamo dal Teatro Era di Pontedera, dove entrambi i giorni va in scena Ditegli sempre di sì, spettacolo di Eduardo de Filippo per la regia di Roberto Andò. Protagonista è Gianfelice Imparato, nei panni di Michele Murri, attore affermato tanto nel teatro quanto nel cinema (citiamo come esempio i ben noti Gomorra Il divo). Il testo, scritto nel 1927, si impernia sull’instabilità mentale di Michele, appena uscito di manicomio e apparentemente guarito, ma effettivamente incapace di inserirsi nei delicati equilibri di una società “sana”. Come ogni pazzo, Michele prende alla lettera tutto ciò che gli viene detto, e innesca per questo una quantità di equivoci che permettono alla commedia di compiersi. Andò è un regista dalla lunga carriera, tanto teatrale quanto cinematografica, possiamo quindi aspettarci un lavoro di un certo spessore.

Trovandoci in questo periodo nel pieno dell’isteria provocata dal coronavirus, ci viene da sorridere per il titolo dello spettacolo che sarà sabato sera al Teatro delle Sfide di BientinaTe la do io la Cina, di e con Sergio Basso. Si tratta di un monologo della durata di un’ora, durante il quale Basso disegna un viaggio a ritroso attraverso i secoli, dai cartoni animati cinesi che ben conosciamo fino a una statuetta del II secolo, nel tentativo, forse, di svelare quanto la nostra percezione di una civiltà come quella cinese risulti falsata. Non sappiamo dirvi altro, ma accogliamo con piacere la proposta di performance che sottolineino il valore del multiculturalismo.

Sopravvissuti a San Valentino, torniamo sul tema amoroso sabatoLari, con Coppiacei – Assueafatti alla coppia. Lo spettacolo è di Stefano Santomauro, attore che vi abbiamo già citato in consigliazzi passati (per gli spettacoli Like e Fake club), accompagnato sulla scena da Alessia Cespuglio. Si tratta di una produzione della compagnia teatrale livornese Pilar Ternera, che partendo dai dati Istat su matrimoni, divorzi e separazioni tra 2014 e 2015, si interroga sul valore della coppia, entità cui si vuole spasmodicamente appartenere, quasi fosse appunto una droga, un oppiaceo, ma che porta in sé problematicità forse insolubili: «questo spettacolo vuole raccontare la storia di quelle coppie che, come sotto oppiacei, cercano, provano a dare una svolta ad una crisi, ma non ci riescono, o forse si! In questo spettacolo si ride davvero molto di alcuni lati della coppia forse mai raccontati, attualissimi, quasi precursori dei tempi che viviamo».

Terminiamo con La signora Pirandellodomenica al Teatro Verdi di Casciana Terme. Protagonista è Alessandra Bedino, guidata dalla regia di Paolo Biribò e Marco Toloni. Di Pirandello in teatro ne abbiamo visto molto, ma questa è un’operazione nuova sulla quale non sappiamo esprimerci. «Il testo prende spunto da alcune novelle in cui Pirandello racconta in modo ironico il suo difficile rapporto coni signori Personaggi che, sempre scontenti, lo assillano per essere ascoltati».

Oltreconfine & lirica – Cinque occasioni da non perdere

Fine settimana intenso per la lirica nella nostra zona. Al Teatro del Giglio arriva la Carmen di Bizet prodotta dal Ravenna Festival. La regia è firmata da quel Luca Micheletti che già abbiamo conosciuto e apprezzato prima come attore (vinse l’UBU nell’Arturo Ui di Longhi), poi come cantante (ne parlammo per Otello, un’altra produzione ravennate arrivata a Lucca) e ora lo aspettiamo alla prova della regia. Al debutto della produzione vestiva anche i panni di Escamillo, ma adesso è impegnato a Sydney per Don Giovanni e non ha ancora raggiunto l’ubiquità (ma non ci sorprenderebbe se tra un paio d’anni ci riuscisse). Il trio dei protagonisti sarà interpretato da Martina Belli e Clarissa Leonardi (che si alterneranno nel ruolo di Carmen) Antonio Corianò e Andrea Zaupa, mentre Vladimir Ovodok sarà alla testa della sempre soddisfacente Orchestra Giovanile Luigi Cherubini. Due occasioni per assistere all’opera: venerdì sera e domenica pomeriggio.

Il Guglielmo Tell si può considerare il trait d’union tra i teatri di tradizione di Lucca e Pisa: la versione italiana dell’opera di Rossini debuttò al Giglio e pare che proprio in questa occasione sia stato eseguito il primo do di petto tenorile della storia dell’opera. In quel di Pisa, invece, è stato proprio questo titolo a inaugurare il Teatro Verdi nel 1867: proprio qua tornerà nel fine settimana (sabato 22 e domenica 23) con la regia di Arnaud Bernard e la direzione d’orchestra di Carlo Goldstein. In un mondo migliore l’allestimento di questo titolo sarebbe stata una coproduzione tra i due teatri vicini (magari in occasione dei festeggiamenti del 150° e 200° anniversario dell’apertura, caduti abbastanza vicini tra loro): in questo caso la produzione viene dal virtuoso Circuito Lirico Lombardo, che ne garantisce la qualità, ma peccato per l’occasione perduta qua da noi.

Passando alle zone oltreconfine, iniziamo dall’attivissima Pistoia. Al Teatro Manzoni, da venerdì a domenica, saranno in scena Le signorine di Gianni Clementi per la regia di Pierpaolo Sepe con protagoniste Isa Danieli e Giuliana De Sio (da venerdì a domenica).
Quasi in contemporanea, al Funaro, Yael Rasooly presenta il suo Paper Cut dopo più di trecento repliche in venticinque paesi. Si tratta di «un racconto surreale, imprevedibile e profondamente umano, nel quale si fondono linguaggi diversi: teatro di figura, recitazione, canto, teatro d’oggetti». La proposta dell’artista israeliana desta una certa curiosità e speriamo che qualche arlecchino colga l’occasione per raccontarcela: intanto andate voi, venerdì e sabato.

A Prato proseguono le repliche di Circo Kafka firmato da Claudio Morganti e Roberto Abbiati: avendolo visto non possiamo che rafforzare il consiglio che vi abbiamo dato la settimana scorsa in occasione del debutto. In questo spettacolo piccolo e artigianale c’è tutto Il processo di Kafka in poco più di 50 minuti, con il protagonista (Abbiati) che interpreta tutti i ruoli con grande sapienza scenica: la cosa non ci sorprende, essendosi già cimentato in operazioni simili come nel recente Moby Dick (ne accenniamo in apertura del questionazzo sottoposto all’artista). Ve ne parleremo meglio nei prossimi giorni, ma intanto, se vi fidate un po’ di Arlecchino, andate: c’è ancora tutta la settimana, da martedì a domenica al Teatro Magnolfi.

Sempre a Prato, sul palco del Metastasio arriva When the rain stops falling, spettacolo rivelazione che l’anno scorso ha vinto tre premi UBU: ad Andrew Bovell per il miglior nuovo testo straniero, a Lisa Ferlazzo Natoli per la miglior regia e a Gianluca Falaschi per i costumi. Il drammaturgo australiano ha composto una saga familiare che sta riscuotendo successo in tutto il mondo e abbiamo sentito solo ottimi pareri sull’allestimento italiano. Spinti dal personale rimorso per averlo perso in un passaggio romano potremmo andare a recuperare. Per voi e per noi, le occasioni non mancheranno: quattro repliche, da giovedì a domenica.

Con questo è tutto, sperando che non sia troppo.
Andate a teatro, ma usando le apposite protezioni: ‘nsisamai.

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