Seconda e terza settimana di isolamento, poco importa se fiduciario, forzato o cosa.
Ci siamo, però, ripromessi di non scrivere niente a proposito dell’emergenza Covid-19: lo state facendo tutti, nel bene e nel male, quindi, non ci pare proprio necessaria, per dirla parafrasando Heinrich Böll, l’opinione di un clown.
Né, per adesso, abbiamo aderito alle numerose chiamate all’armi di attori, registi, operatori del teatro che, e ne siamo sinceramente atterriti, stanno saggiando quanto è amara la situazione di un comparto incredibilmente fragile sotto il profilo degli ammortizzatori sociali. I buoi, purtroppo, sono belli e scappati, con l’ironia peggiore di non aver neppure, al momento, veri e propri spazi di manovra, dato lo stato attuale delle cose. Leggeremo e, se avremo qualcosa di intelligente da dire (dubitiamo), scriveremo; chissà.

Per l’intanto, eccoci di nuovo a proporre qualche visione teatrale differita, complici i grandi mezzi che la tecnologia moderna mette a disposizione pure di barbacapre quali noi siamo.

Let’s Stand-up (Comedy)… anzi no, siamo italiani

Annosa questione: oltre a non aver avuto un vero e proprio cabaret per motivi socio-culturali, in Italia nonostante i vari tentativi parrebbe impossibile far attecchire il fenomeno della stand-up comedy, genere che ha trovato oltreoceano la sua standardizzazione più compiuta (almeno commercialmente), ma non estraneo anche a vari paesi europei. Vero è che siamo un paese di comici (per una volta, non stiamo facendo ironia) e che i casi di one man show esistono da lungo tempo dalle nostre parti: ma, un conto è il mirabolante A me gli occhi, please di Gigi Proietti, un conto sono i vari spettacoli (tuttora in corso di produzione) di Beppe Grillo, Roberto Benigni (in particolar modo, Tuttobenigni e Tuttobenigni ’95-’96), Paolo Rossi, e tutt’altro paio di maniche, in senso formale, è la pratica scenica di gente come Lenny Bruce, Richard Prior, Bill Hicks, George Carlin, sino agli attuali Louis CK, Ricky Gervais, David Chapelle, Sarah Silverman e così via. Sì, perché gli italiani in questione (notare: tutti artisti nati in un intorno di una decina d’anni) non erano, tecnicamente, stand up comedians, ossia gente che prende il microfono in mano (con la parete di mattoni alle spalle) e… chiacchiera. Tra quelli menzionati, forse il più vicino a certi modelli anglosassoni è stato, in un certo momento, Rossi, dopodiché ci viene in mente Daniele Luttazzi, il più caustico, chirurgico, spietato, benché, a nostro avviso, l’essersi fatto troppi, troppi nemici ha finito per comprometterne la carriera.
Adesso, ci sono un po’ di nomi di artisti italiani che, sì, prendono il microfono, ma, francamente, dio ce ne scampi. Abbiamo visto due volte in azione Giorgio Montanini, che qualche anno fa collaborò pure con Francesco Niccolini, ma le cadute ci son parse ben più frequenti dei picchi (che pure ci sono): la vis comica c’è, spesso è però impiegata in modo muscolare, bislacco, con asserzioni ingenuotte, con autentiche (involontarie?) cadute conformistiche.
Insomma, non vogliamo annoiarvi con un tentativo di trattato che esula dagli scopi di questi consigliazzi, né vogliamo “condannare” un genere che, probabilmente, vedrà imporsi prima o poi qualche purosangue, ma, al momento, non ci sembra di scorgere granché all’orizzonte. Quindi, andiamo con qualche dritta d’antan o internazionale.

Sul Tubo, si trova liberamente il già citato A me gli occhi please di e con Gigi Proietti. Correva l’anno 1976, ne son passati 44. Ecco, lo potete vedere qui:

Che dire? Fantastico, petrolinesco (ma pure beniano: del resto, con Carmelo Bene, Proietti aveva lavorato in La cena delle beffe, nel 1974), altamente conscio d’una tradizione teatrale composita come la nostra. Non alla stessa altezza, purtroppo, la versione aggiornata di 24 anni dopo; ve la proponiamo ugualmente:

Di Benigni, poiché non si rintracciano online versioni visibili dei suoi mitici due Tuttobenigni, proponiamo una chicca disponibile su RaiPlay: non il comunque famoso Ondalibera (noto pure con il titolo auto-censurato di Televacca), bensì il programma registrato prima di questo, benché trasmesso dopo (misteri di Mamma RAI), insomma Vita da Cioni, con una serie di monologhi comunque edulcorati rispetto a quel che l’artista toscano proponeva dal vivo e con la presenza del grande Carlo Monni. Lo trovate qui, ma dovrete registrarvi, se non lo avete già fatto.
Vale comunque la pena.

Per Beppe Grillo, veniamo agli anni Novanta, con l’ultimo spettacolo che l’allora comico genovese poté proporre sugli schermi di RAI Uno:

Non male, eh?
Passando a Paolo Rossi, altra proposta televisiva da RAI Play, ma ad altissima densità teatrale, anche per la gran copia di comici a inizio carriera che, nel 1992, ebbe l’occasione di debuttare su un canale nazionale. Diciamo dell’ottimo Antonino Albanese, il geniale Maurizio Milani, il trio Aldo, Giovanni e Giacomo, la lunare Lucia Vasini, ma pure Antonio Cornacchione, oltre al ritorno in video, dopo anni, di Cochi Ponzoni. Insomma, Su la testa! fu un’autentica trasmissione di culto.
Eccovi tutta l’unica stagione completa.

Quanto a Daniele Luttazzi, nonostante le molte trasmissioni realizzate per canali televisivi nazionali, di completo non si trova praticamente nulla. Su YouTube ci sono spezzoni, interviste, un bell’intervento del 2005 a Firenze, ma niente di totale. Vi lasciamo la libertà di scorrazzare a piacimento sulle piattaforme e scegliere, eventualmente, quel che preferite.

Infine, del maltrattato (non ce ne voglia) Giorgio Montanini, proponiamo comunque Nibiru, spettacolo realizzato tra 2010 e 2011:

Non male.

Quanto agli stranieri, ci torneremo su. Per adesso, avete già abbastanza cose da guardare. A chi dimostrerà di aver visto tutto questo materiale in questa settimana, un premio arlecchino a sorpresa.

State a casa con le vostre famiglie.
Andrà tutto bene*.
Illudetevi che le due cose siano compatibili.

*Scherzavamo: non andrà tutto bene, non accade mai.

Print Friendly, PDF & Email