Siamo entrati da pochi giorni in quella che è stata definita la Fase 2 di questo stato d’emergenza in cui un virus ha mandato all’aria tutta la programmazione teatrale e concertistica. Siamo tornati in punta di piedi a girare le strade, muniti di mascherine e guanti, nemmeno fossimo all’interno di un romanzo distopico di bassa categoria. Ci dicono che dal 15 giugno riapriranno i teatri. Ci dicono.

In questi mesi, abbiamo visto video, dirette, chiacchiere e discussioni di vario stampo e calibro sul teatro (vi abbiamo illustrato la proposta toscana a proposito del Dantedì: chi se lo fosse perso, la recuperi). Anche nel mondo del teatro di figura si è cercato di trovare soluzioni per poter continuare a essere presenti, a far muovere le immagini, a raccontarle.

C’è chi si è adattato con la telecamera del proprio smartphone, posto in verticale (il metodo migliore per farsi odiare dai videomaker e apprezzare dai giovani tiktoker), con dirette su Facebook in cui burattini della tradizione emiliana come Sandrone e Fasolino cercavano di sconfiggere, a suon di mattarello, un certo “coronavirus”. È il caso della famiglia Corniani di Mantova che, da generazioni, porta avanti la tradizione dei burattini e, nel giro di pochi mesi, ha avuto un grande riscontro di pubblico a mezzo social (qualcosa come 40.000 visualizzazioni dal 3 marzo a oggi), regalando ogni giorno mezz’ora di intrattenimento per i bambini.

Sul fronte toscano, abbiamo invece la cara Elisabetta Salvatori che, in maniera meno puntuale e più sporadica, ha raccontato le sue storie. A volte, recando in mano piccoli oggetti di scena, una capretta e un lupo, altre, interpretando il gatto Zorba per omaggiare la morte di Luis Sepulveda, altre ancora, semplicemente, con la propria voce, a cullare con dolcezza le menti dei propri spettatori verso paesaggi fiabeschi.

In ambito estero, non sono mancate le possibilità di visione di puppet rappresentanti il famigerato virus o storie narrate con la tecnica del teatro d’ombre. Proprio a proposito di questa particolare tecnica, vi suggeriamo di ripescare la divertente kermesse diffusa dal profilo twitter della first lady statunitense Melania Trump che, allo scoccare del lockdown, invitava gli americani a intrattenersi nelle proprie case con del buon teatro d’ombra. Le risposte dei suoi seguaci non hanno tardato a mostrare le silhouette del proprio dito medio (Fonte: The independent).

Recentissima, invece, la partecipazione di Arturo Brachetti (più volte recensito da queste parti) all’interno dell’edizione straordinaria del Salone del libro di Torino, intitolata SalTo Extra, in cui ha proposto la propria visione adulta del Il Piccolo Principe, reinterpretato mediante la tecnica della sand animation. In questo caso, le mani affusolate e la gestualità ipnotica del trasformista si sono dedicate al disegno con la sabbia, ricreando ora la propria testa con il ciuffo dispettoso, ora il giovane personaggio di Antoine de Saint-Exupéry, intervallando la propria memoria e il proprio vissuto alla celebre storia. Per chi volesse recuperare il video lo trova qua da 4:56:00.

Da giovedì 21 maggio, invece, un festival approda direttamente sui canali digitali, si tratta del popolarissimo Arrivano dal Mareormai giunto alla sua 45° edizione. È tra i festival più longevi e importanti del teatro di figura in Italia, si svolge solitamente a Ravenna, ma, quest’anno, per le cause che tutti possiamo immaginare, si manifesterà in forma digitale attraverso i propri canali YouTube, Facebook e con alcuni incontri sulla piattaforma ZOOM. Si apprezza la scelta di non rappresentare spettacoli nella loro interezza, non provare a far “teatro in video”, rischiando di allontanarsi ineluttabilmente dal teatro propriamente detto. Il teatro si fa in presenza: una persona che agisce e l’altra che osserva.
La direzione di Arrivano dal Mare propone, tra 21 e 26 maggio, una serie di approfondimenti sull’arte del teatro di figura: si potrà curiosare all’interno dell’archivio dell’artista e studiosa Maria Signorelli con la guida esperta delle figlie Giuseppina e Maria Letizia Volpicelli, assistere a interviste ad alcuni dei maggiori rappresentanti dell’arte burattinaia e marionettistica italiana (Giorgio Gabrielli, Patrizio dall’Argine, Mauro Monticelli, Ilaria Comisso e molti altri), prendere parte a un convegno sull’attuale stato dell’arte dei musei italiani dedicati a questo genere.
Se non dovesse bastare questo piccolo assaggio sul festival, vi invitiamo a osservare l’intero programma qui.

Torneremo a parlare di figure, di burattini e marionette perché, è bene ribadirlo, non è un teatro solo per bambini, bensì una forma espressiva aperta a tutti, nonché dotata di grandissima vitalità. La storia dei burattini ci insegna che è un’arte nata per le strade, dalla satira, dall’irriverenza dei propri artisti e, in tal senso, questa tradizione va portata avanti. In fondo, diciamocelo: far parlare, meglio “far agire”, il Coronavirus utilizzando le figure è qualcosa che si può ricollocare in un ambito apotropaico, per auspicare di levarcelo una buona volta di torno.

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Francesca Cecconi
Da attrice a fotografa di scena per approdare alla mise en espace delle proprie critiche. Under35 precaria con una passione per la regia teatrale. Ha allestito una sua versione di Casa di bambola di Ibsen. Se fosse un’attrice: Tosca D’Aquino per somiglianza, Rossella Falk per l’eleganza, la Littizzetto per "tutto" il resto.