Io, che sono Arlecchino, parlo con tutti, mica mi formalizzo: sian essi guitti, artisti, organizzatori, spettatori, io ciarlo e ascolto, mi faccio ascoltare e lascio ciarlare, ché le sere d’estate sono ideali per stare a chiacchiera, vedersi qualche spettacolo (meglio se breve, e Tempi moderni rispetta alla grande questo salvifico requisito) nonché cercar di capire qualcosa di più in quest’epoca quanto mai sorprendente.

Accade così d’imbattersi in Francesco Cecchetti, assessore a cultura, a scuola, edilizia scolastica, partecipazione (il significato di quest’ultima delega, pur rammentandoci l’amato Gaber, ci sfugge un po’) del Comune di Capannori, ente che partecipa fattivamente alla realizzazione della succitata iniziativa, in cooperazione con ALDES e, non dimentichiamolo, Caritas Lucca. Come trattenersi dal porgli qualche domanda?
Presto detto, e fatto.

Come nasce Tempi moderni?
Erano i mesi in cui era tutto chiuso, pensavamo che non sarebbe stato possibile incontrarci e che la situazione si sarebbe protratta chissà quanto. L’impressione era che sarebbe stato davvero complicato proporre cultura, spettacoli, teatro, musica… In una chiacchierata con Roberto Castello, una di quelle telefonate che, in lockdown, duravano molto più del normale [dissento: qualsiasi telefonata di Roberto Castello dura più del normale, n.d.r.] -, mi disse: «Perché non portiamo il teatro nelle corti? Così che, se le persone non possono nemmeno uscire di casa il teatro se lo vedono dalla finestra o dalla porta. Se in una corte ci stanno dodici persone, noi facciamo uno spettacolo per quelle dodici persone».
Abbiamo quindi continuato a parlarne, poi lui, essendo un grande direttore artistico, ha messo insieme i danzatori, i drammaturghi a scrivere i testi e gli attori. Ed è venuta fuori questa rassegna. Ho coinvolto un po’ di consiglieri comunali e un po’ di persone che conoscono i territori: sono state selezionate alcune corti, dei luoghi particolari, alcuni dei quali molto belli, altri, magari, non così suggestivi, ma comunque tipici, vivi, reali.

Appunto: come sono state scelte le corti?
Ho scelto sette persone e a ognuno ho chiesto di indicarmene una, questo il primo criterio.
La seconda condizione era di avere tutte gli abitanti del posto favorevoli: ci sono stati un paio di casi in cui anche solo una sola persona era spaventata per la pandemia, e dunque abbiamo rispettato questa posizione.

Può sembrare un paradosso, ma, in effetti, senza la situazione pandemica un’occasione come questa non si sarebbe verificata, per cui si cerca di fare di necessità virtù, in qualche modo.
Non solo, quando, in modo anche retorico, si dice che dalla pandemia non usciremo come ci siamo entrati, si dice qualcosa di vero. Però, penso che dovremmo saperne cogliere in qualche modo le opportunità.
Finora, il mio lavoro di assessore alla cultura era di portare la gente a teatro: e se, adesso, la questione fosse invece portare il teatro tra la gente, ribaltando il rapporto tra artista e pubblico? In questo momento, per fare un esempio, ci sono le artiste che stanno bevendo e mangiando al banchetto, assieme agli spettatori della corte, dopo aver finito lo spettacolo: nel teatro “normale”, una cosa simile non accade.

L’aspetto particolarmente interessante è che questo è teatro contemporaneo, si tratta di opere nuove, inedite. Rappresenta anche un salto in avanti, una bella novità per il comune di Capannori.
Assolutamente sì. Si tratta di qualcosa di non convenzionale. Infatti c’era anche la curiosità di capire se le persone, partecipando, avrebbero apprezzato: è uno sforzo che si chiede anche al pubblico. In ambienti come questi, quando è stato organizzato qualcosa, lo si è fatto coinvolgendo le compagnie di teatro vernacolo, con temi tradizionali. Viceversa, qui parliamo di avanguardia impegnata, di danza contemporanea, eppure le persone crescono di appuntamento in appuntamento.
Questo significa che c’è apprezzamento, che certe cose possono tranquillamente essere per tutti, non “esclusive”: noto con piacere che i bambini si divertono moltissimo, magari non colgono tutti i vari livelli di significato, ma percepiscono che c’è bellezza e, comunque, partecipano felici in tutte le corti. Penso che questo sia molto bello e di grande soddisfazione, sia per gli artisti sia per gli organizzatori, oltre che per il pubblico.

A questo punto ci vuole continuità, altrimenti…
[ridacchia] Non dipende integralmente da me, perché, da vari punti di vista, l’azionista di maggioranza è Roberto Castello, con cui continuiamo a sentirci e parlare: si tratta, senza dubbio, di una rassegna molto bella in sé e ancor più bella, dal mio punto di vista, se tarata sul comune di Capannori, un comune enorme, di quaranta frazioni, il comune delle corti.
L’impegno che ci prendiamo per il 2021 è continuare e implementare.
Ce lo auguriamo anche noi.

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l'Arlecchino
È un semplicione balordo, un servitore furfante, sempre allegro. Ma guarda che cosa si nasconde dietro la maschera! Un mago potente, un incantatore, uno stregone. Di più: egli è il rappresentante delle forze infernali.