Ha dell’inverosimile quanto è successo al Teatro Animosi di Carrara: una serie di coincidenze capziose e astruse combinazioni hanno permesso che la Passione cristiana combaciasse con quella del teatro cittadino.

Ripercorriamo brevemente la vicenda.

Il 25 gennaio scorso lo storico teatro riapre i battenti dopo un lungo periodo di restauro (la foto d’apertura del presente articolo ritrae una di quelle sere, e prossimamente pubblicheremo il relativo sguardazzo), accogliendo i cittadini che, per anni, si sono “accontentati” della sala cinematografica Garibaldi riadattata, alla bell’e meglio, per la fruizione scenica. Una stagione ricca di successo che ha registrato più volte il tutto esaurito grazie alla presenza di artisti rilevanti come i tedeschi della Familie Flötz, il coreografo Virgilio Sieni, il trasformista Arturo Brachetti, il cantante/attore Massimo Ranieri e molti altri che chi ci segue ha potuto leggere tra sguardazzi e consigliazzi. Tutto sembrava volgere al meglio con lo spettacolo di chiusura, Il prezzo di Arthur Miller con la partecipazione di Massimo Popolizio (regista dell’allestimento, oltre che interprete) e

il grande Umberto Orsini (già sguardazzato su questi  questi schermi); tre serate molto attese, nei giorni immediatamente successivi a Pasqua, da lunedì 17 a mercoledì 19 aprile.

Qualcosa o qualcuno ha però voluto metter becco e, nei giorni scorsi, il teatro ha visto applicati alle proprie maniglie sigilli e cartelli. L’azione legale ha coinciso con il venerdì santo, e mentre vie crucis si snodavano lungo le strade dei comuni limitrofi, gli utenti del teatro cittadino piangevano, su facebook soprattutto, per la serrata dello spazio scenico. Dopo appena tre mesi dalla riapertura, a causa di un provvedimento di sequestro preventivo per un rilievo dei vigili del fuoco.

Mentre chi, speranzoso, attendeva la resurrezione domenicale, altri urlavano al complotto. Effettivamente, chiudere un teatro durante le feste pasquali, senza che il Comune potesse reperire personale per una soluzione repentina, ci pare come minimo intempestivo, se non proprio poco limpido. Inutile cercare di avere notizie: le poche informazioni giravano sui social e venivano centellinate sui giornali locali. La sentenza era però una, e inappellabile: “Il prezzo non s’ha da fare“.

Carrara è rinomata per lo spirito anarchico dei suoi abitanti: il dibattito si sposta presto sul web, ove imperversano teorie complottistiche. Tra di esse quella che sostiene che la riapertura del teatro a gennaio fosse stata forzata e che, nonostante lo spazio non avesse problemi di effettiva sicurezza, mancassero alcuni adempimenti burocratici. C’è, invece, chi sostiene come la “fulminea” inaugurazione non avesse come scopo il ripristino in sé della sala teatrale, ma dovesse servire come “spottone” elettorale in vista dell’imminente elezione amministrativa (11 giugno prossimo). La chiusura rischierebbe, quindi, di trasformarsi in un boomerang per la giunta in carica. Altri ancora, inoltre, attribuiscono la colpa alle sbarre per la sicurezza che sono state poste in corrispondenza dei palchetti: queste ostruiscono in parte la vista e sono state oggetto di varie “soluzioni” da parte degli spettatori (sui social network sono comparse immagini a sfondo ironico, ritraendo suddette sbarre utilizzate come supporti per appendere abiti o, addirittura, panni a mo’ di liane).

Nel giorno antecedente alla Santa Pasqua un messaggio appare sul sito del comune: si cerca di tamponare la situazione inviando spettacolo e spettatori direttamente “di là dal monte”: Il prezzo andrà sì in scena, ma per due sole repliche, martedì 18 e mercoledì 19, presso il Teatro Guglielmi di Massa. Due serate anziché tre: del resto, lo spazio massese è assai più grande e, in due giorni, riesce senza problemi a raccogliere la stessa mole di pubblico delle tre serate di Carrara. Non è propriamente giusto per chi ha acquistato il biglietto appositamente in vista dello spettacolo di lunedì sera (il pubblico sarà dirottato per metà al martedì e l’altra metà al mercoledì), ma è, comunque, meglio di niente..

E chi non ha visto il piccolo messaggio sulla pagina del Comune? Chissà.
Ci piace immaginare qualche smarrito spettatore teatrale che, dalle parti di For d’Porta si troverà a vagare, magari incontrando Umberto Orsini, seduto a un bar, come gli avventori del celebre quadro di Degas.

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Francesca Cecconi
Da attrice a fotografa di scena per approdare alla mis en espace delle proprie critiche. Under30 precaria con una passione per la regia teatrale. Ha allestito una sua versione di Casa di bambola di Ibsen. Se fosse un’attrice: Tosca D’Aquino per somiglianza, Rossella Falk per l’eleganza, la Littizzetto per "tutto" il resto.