ARCHIVIO SPETTACOLI

    A testa sutta, L.Rondinelli-G.Carta (2016)

    Titolo: A testa sutta

    di Luana Rondinelli
    interpretazione e regia Giovanni Carta
    musiche Massimiliano Pace
    disegno luci Massimo R. Beato
    aiuto regia Silvia Bello
    assistente alla regia Teodora Mammoliti
    foto Pino Le Pera
    produzione Accura Teatro
    in collaborazione con Di venere e di Marte

    «Mi è stato commissionato un testo che si muovesse tra l’ombra dell’emarginazione e la luminosa spontaneità dei sentimenti. Sullo sfondo di una Palermo che restasse a guardare con le sue strade polverose e pettegole, ho immaginato di ricostruire il palcoscenico di un’infanzia dalle ore fragili e dai giochi duri, propri di quel rito di iniziazione che è la vita.
    La poesia avrebbe inondato il paesaggio delle palazzine popolari, velenose come alveari e fitte di complice vivacità, e si sarebbe snodata nei cortili, nelle strade terrose, nel chiasso dei bambini di strada fino a raccontarci di due personaggi opposti ma complementari. U biunnu, bambino dalla pelle bianca e affetto dal “candore del cuore” e suo cugino, il “mafiosetto” del quartiere, che si è fatto carico della fragilità del Biunnu, abbabbasunnato in mezzo alla strada, in perenne conflitto tra il suo delicato mondo interiore e la cruda realtà in cui è costretto a muoversi.
    Si percepirà nel testo una nota di dolcezza nel bullismo del cugino, che potremmo definire un duro atto di amore e che diventa quasi protesta davanti all’inconcepibile binomio debolezza-sensibilità di cui Biunnu “è affetto” e che lo rende incapace di entrare in rapporto attivo con i “normali” della comunità, allontanandolo dal “mordere il mondo” quanto piuttosto ad accarezzarlo attraverso il filtro della sua ingenuità. E come dalla terra arida della Sicilia fiorisce il profumo dei gelsomini, così dal degrado sociale sboccerà un piccolo esempio di acerba bellezza, in cui scopriremo che i due personaggi non sono che uno solo – “Chi avi di diverso, tagghia ca chi sangu nesci” – direbbe la madre del Biunnu – e che entrambi sono cresciuti tenendosi metaforicamente la mano pur osservando la vita da due prospettive diverse, sentendola sulla pelle agli antipodi, là dove i piedi e la testa di uno saranno la testa e piedi dell’altro, ma unico resterà il baricentro dei cuori. L’emarginazione, la diversità, la violenza, l’incomunicabilità diventeranno perle di luce e il paesaggio interiore, ormai libero di potersi affermare, si farà lentamente spazio nel degrado della scena iniziale. La morale è una capriola – “Ti spogghia i pinseri e ti talia cu dda innocenza chi ti fa pinsari chi fosse l’unici diversi semu nu iatri: io, tu, tutti” – e si finisce A testa Sutta per confondere la linea tra il cielo e la terra, abbandonando ogni limite dettato da un pregiudizio che possa coglierci impreparati.

    Luana Rondinelli

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