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SUMMARY:FE15 - Omkretz
DESCRIPTION:Fabbrica Europa 2015 \nprima nazionale \ncamminare girare avanzare zoppicare piegarsi allungarsi inginocchiarsi affrettarsi confondersi spingere\nsciogliersi cancellare guidare seguire spingere afferrare tirare nascondere portare correre\n \nDue danzatori interpretano venti sequenze di movimenti avanzando lungo una precisa traiettoria\, da un’estremità all’altra dello spazio. Ogni volta\, arrivati al temine del percorso\, ricominciano\, spostandosi di qualche grado in senso orario. Un passo dopo l’altro\, una sequenza dopo l’altra\, la danza circumnaviga lo spazio. \nOmkretz è un progetto creato nello spirito di un minimalismo riproposto sotto forma di entropia di iperboli. Il pezzo partiva dall’ottetto Eight Lines di Steve Reich\, poi sostituito da una struttura musicale dentro cui si inseriscono “bug” acustici ed elettronici.\nSi riferisce\, per poi trasgredirla\, a Dance\, la coreografia che Lucinda Childs ha creato con Sol LeWitt nel 1979. Ma quello che in Dance era geometria\, linea\, in Omkrets diventa vortice. \nItaliana ma residente da oltre vent’anni in Svezia\, Cristina Caprioli è una delle figure di spicco della scena artistica scandinava. Dopo aver frequentato l’Accademia del Balletto di Stoccolma\, si trasferisce a New York dove si perfeziona al Merce Cunningham Studio e all’American Ballet School e dove lavora con il coreografo Douglas Dunn. Dopo una carriera come danzatrice in Svizzera e Germania\, si trasferisce a Stoccolma e nel 1998 fonda la compagnia indipendente CCAP\, per la quale ha creato oltre 30 lavori.\nÈ stata Direttore del programma di coreografia dell’University College di Danza in Svezia e insegna regolarmente in Svezia e all’estero. Nel 2006 ha ricevuto il prestigioso Premio Cullberg.\nAutrice di lavori che scardinano le convenzioni linguistiche e percettive della danza\, è attiva anche come teorica e curatrice di progetti\, tra cui\, nel 2012\, il convegno Weaving Politics.\ncoreografia: Cristina Caprioli\ndanzatori: Philip Berlin\, Ulrika Berg\npartitura sonora e musica dal vivo: Yoann Durant\ntecnici: Lumination of Sweden \n 
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SUMMARY:FE15 - KK // I'm a Kommunist Kid
DESCRIPTION:Fabbrica Europa 2015 \nprima nazionale \nL’uomo che trova dolce la sua patria non è che un tenero principiante; colui per il quale ogni terra è come la propria è già un uomo forte; ma solo è perfetto colui per il quale tutto il mondo non è che un paese straniero. \nUgo da San Vittore \nLa vera essenza della cultura-karaoke sta nell’ostentazione di un io anonimo con l’aiuto dei giochi di simulazione. Alle persone oggi interessa più fuggire da se stesse che scoprire il loro autentico io. Nel frattempo l’io è diventato noioso e appartiene a un’altra cultura. La possibilità di trasformarsi\, di subire metamorfosi e di teletrasportarsi in qualcos’altro o in qualcun altro è ben più interessante che scavare all’interno dell’io. La cultura del narcisismo si è tramutata in cultura-karaoke\, oppure ne è semplicemente diventata la conseguenza. \nDubravka Ugresic \nWhat does it mean to be an emigrant twice? Will I find the right place to live? Does it exist the right place? Artwork as experience of life: Life as art: Art as job? \nLa bellezza è condizionata dal proprio background storico\, dalle proprie radici d’infanzia? In quali termini possiamo parlare di identità\, appartenenza e radici\, oggi\, negli anni 10 del ventunesimo secolo? Cosa ci differenzia\, se ci differenzia\, dai secoli precedenti e dalla modernità? E in che misura possiamo giocare oggi con la nostra identità\, entità ontologicamente complessa e frattale\, farla dialogare col passato e con il futuro prossimo\, reinventandola a nostro piacimento? Ci sono dei privilegi che ci permettono di farlo con più o meno libertà? Quali sono? Come cittadino europeo sono forse più libero rispetto a mio fratello? Qual è il legame tra cittadinanza\, libertà e immaginazione? \nGlen Çaçi\, giovane coreografo italo-albanese\, decide di affrontare queste e altre questioni attraversando da neo-cittadino europeo le sue radici albanesi insieme al fratello\, anche lui emigrato in Europa negli anni ’90\, da oltre sedici anni assente dall’Albania\, ma tuttora in attesa della cittadinanza spagnola. Entrambi\, da condizioni e punti di vista diversi\, si confrontano in scena con i propri ricordi dell’Albania\, un’Albania pre-globalizzazione vissuta durante l’infanzia e l’adolescenza; un’Albania che quindi per necessità re-inventano a livello mnemonico-immaginativo con il loro sguardo di oggi. \nKK diventa così una riflessione politico-performativa sulla proprietà territoriale e sull’identità culturale\, filtrata da un’ironia cruda e pungente; una traduzione coreografico-contemporanea dell’estetica di un’infanzia post-comunista. \ncoreografia e regia: Glen Çaçi\ncon: Glen Çaçi e Olger Çaçi\nallestimento scenico in collaborazione con Andrea Saggiomo\nricerca teorica e assistente alla coreografia: Paola Stella Minni\nproduzione: MARCHE TEATRO – teatro di rilevante interesse culturale\ncoproduzione: Fabbrica Europa
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LOCATION:Firenze\, Teatro Cantiere Florida\, via Pisana\, 111 Rosso (angolo Via di Soffiano)\, Firenze\, (FI)\, 50143\, Italia
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