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SUMMARY:Il malato immaginario
DESCRIPTION:Firenze Teatro della Pergola \nGioele Dix\ndi Molière\ntraduzione Cesare Garboli\ne con Anna Della Rosa\, Marco Balbi\, Valentina Bartolo\, Francesco Brandi\, Piero Domenicaccio\, Linda Gennari\, Pietro Micci\, Alessandro Quattro\, Francesco Sferrazza Papa\nregia Andrée Ruth Shammah\nscene e costumi Gian Maurizio Fercioni\nmusiche Michele Tadini e Paolo Ciarchi\nluci Gigi Saccomandi\nfoto di scena Fabio Artese\nproduzione Teatro Franco Parenti
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SUMMARY:Natale in casa Cupiello
DESCRIPTION:Massa teatro Guglielmi \ndi Eduardo De Filippo \npersonaggi e interpreti Luca Cupiello\, Francesco Manetti; Concetta\, sua moglie\, Monica Piseddu; Tommasino\, loro figlio\, detto Nennillo\, Lino Musella; Ninuccia\, la figlia\, Valentina Acca; Nicola\, suo marito\, Francesco Villano; Pasqualino\, fratello di Luca\, Michelangelo Dalisi; Raffaele\, portiere\, Leandro Amato; Vittorio Elia\, Giuseppe Lanino; Il dottore\, Maurizio Rippa; Carmela\, Annibale Pavone; Rita\, Emilio Vacca; Maria\, Alessandra Borgia \nregia ANTONIO LATELLA\n \ndrammaturga del progetto Linda Dalisi\nscene Simone Mannino e Simona D’Amico\ncostumi Fabio Sonnino\nmusiche Franco Visioli\nluci Simone De Angelis\nassistenti alla regia Brunella Giolivo\, Michele Mele\nassistente volontaria Irene Di Lelio\nresponsabile tecnico Giovanni Santolamazza\ndirettore di scena Osvaldo Cattaneo\nmacchinista costruttore Claudio Beccaria\ncapo macchinista Alessandro Sorrenti\ncapo elettricista Antonio Borrelli\nfonici Andrea Brachetti\, Alfredo Sebastiano\nsarta Eleonora Terzi\namministratore compagnia Walter Marsilii\nfoto di scena Brunella Giolivo \nimmagine locandina Giuseppe Scrugli\nrealizzazione scene e attrezzeria Atelier Nostra Signora\, Palermo\nrealizzazione costumi SlowCostume \npellicce Manetti Italia \nLa natura morta è la realtà che interessa a Luca Cupiello\, nella ricostruzione simbolica di un ideale di famiglia e di società\, un ideale che vede nel Presepe la massima esaltazione e perfezione. Quello che compie tutti gli anni a Natale Luca Cupiello è un gesto artistico che va perfezionandosi\, inserendo ogni volta elementi che lo rendano contemporaneo\, per avvicinare sempre più la sua natura morta ad una rappresentazione di ciò che oggi è la sua idea di famiglia\, fino ad inserire per la prima volta nel suo Presepe un elemento naturale come l’acqua\, unico elemento “vivo” rispetto ad un mondo fatto di creta\, terracotta\, carta\, cartapesta e di colla. La colla\, in questo rito annuale\, va preparata quasi come un caffè\, quel caffè napoletano che nella famiglia Cupiello non è buono\, non riesce a venire bene\, quel caffè che sa di scarafaggio: come se con quello “scarrafone” iniziale ci venisse annunciato che quest’anno il Presepe subirà una mutazione\, una metamorfosi kafkiana per ritrovare un nuovo equilibrio nella sua rappresentazione del vivere quotidiano. Nessun componente della famiglia di Cupiello riesce a ritrovarsi\, o meglio a riconoscersi\, davanti al Presepe che ogni anno il capofamiglia ricompone\, nessuno sa gioire più di quella innocenza fanciullesca che nella sua assoluta cecità Luca Cupiello si ostina a perseguire: la moglie lo maledice per quell’ostinazione che lo allontana dalla sacralità reale della famiglia; il figlio maschio si impunta con sorprendente coerenza\, e non stupidità\, affermando deciso di non provare nessun piacere nel Presepe del padre; il fratello di Luca nemmeno lo vede\, quasi come se non riconoscesse la famiglia che lo ospita. La figlia è l’unica ad avere il coraggio di distruggerlo\, di farlo a pezzi\, ma nonostante questo Luca Cupiello prova a ricostruirlo\, anzi lo vuole più grande\, più splendente\, perché deve essere il Presepe più bello del palazzo\, con nuovi re magi\, casette novecento\, meccanismi per l’acqua vera; e quando Luca mostra il Presepe nella sua apoteosi all’amante della figlia\, per la prima volta si accorge che viene deriso per la sua opera\, e solo davanti agli occhi di uno sconosciuto quella “natura morta” si scalfisce e comincia a perdere consistenza e credibilità. Solo davanti ad un elemento estraneo alla famiglia\, la famiglia può ribellarsi alla natura morta e riprendere vita\, una nuova vita nella morte\, nell’uccisione del gesto che riproduce e che rappresenta la vita senza però “essere” vita. Luca Cupiello saluta la vita per diventare parte di quella natura morta in cui lui ha sempre creduto; non più “fare” il Presepe ma “essere” Presepe\, esserne parte. In un delirio estremo\, tra fumi di caffè ed evocazioni di scorpacciate di fagioli\, il Presepe entra nella testa di Luca Cupiello\, ed è enorme e impressionante; quel Presepe lo chiama a sé e diventa una natività al contrario\, un andare verso la natura morta. Solo in quell’ultimo respiro Tommasino\, il figlio\, forse mentendo o forse no\, dirà che il Presepe gli piace\, o forse confesserà per la prima volta che anche lui alla vita preferiva la natura morta del padre. Ora il bue e l’asinello possono veramente entrare in quella grotta e raggiungere la mangiatoia per scaldare i vivi e non i morti\, come fece San Francesco padre di ogni Presepe\, che predicò il suo Natale tra un vero bue e un vero asinello. (Antonio Latella)
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SUMMARY:L'avaro
DESCRIPTION:Camaiore (LU)\, Teatro dell’Olivo. Di Molière\, con Alessandro Benvenuti\, regia di Ugo Chiti [maggiori informazioni in basso]
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LOCATION:Camaiore (LU)\, Teatro dell’Olivo\, corso Vittorio Emanuele\, Camaiore\, (LU)\, 55041\, Italia
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SUMMARY:Animali da bar
DESCRIPTION:Scandicci (FI)\, Teatro Studio Mila Pieralli; \n\nuno spettacolo di Carrozzeria Orfeo\n[maggiori informazioni a fondo pagina]
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SUMMARY:Socialmente
DESCRIPTION:Firenze\, Teatro Cantiere Florida \nuno spettacolo di\nFrigoproduzioni \nideazione e regia\nFrancesco Alberici\nClaudia Marsicano \ncon\nFrancesco Alberici\nClaudia Marsicano \ndrammaturgia\nFrancesco Alberici \nassistente alla regia\nDaniele Turconi \nUn giorno o un anno di vita (la dimensione atemporale impedisce ogni cronologia esatta) di due giovani totalmente alienati. In un’allucinazione continua scorrono i sogni di successo e gli incubi di fallimento di due soggetti desiderosi di essere ma incapaci di farlo. \n«La realtà in cui viviamo è scandita dall’irreale. Il principio di realtà è subordinato a un principio di virtualità\, che lo influenza e definisce.\nAd esempio l’identità di ciascuno di noi è complementare all’identità virtuale. Se non sono su Facebook\, in parte non sono anche nella realtà. Mettere un like\, aggiungere o bloccare qualcuno\, eliminare un amico sono tutte azioni assolutamente virtuali\, irreali\, eppure la ricaduta di tali azioni è tangibile\, reale: la tristezza che ci procura l’essere eliminati o il gusto lievemente sadico legato al bloccare una certa persona sono sentimenti reali\, che percepiamo sulla nostra pelle. I social network sono dei contenitori all’interno dei quali si sviluppano e si sfogano le nostre pulsioni\, le nostre emozioni\, le nostre paure. Un altro contenitore virtuale che media la realtà percepita è la televisione. Ciò che accade all’esterno e che non sperimentiamo in prima persona\, lo viviamo attraverso i mezzi virtuali. Questo meccanismo vale a tal punto che\, alle volte\, l’irreale prende il sopravvento sul reale: non siamo toccati dal signore che incontriamo per strada e che ci chiede l’elemosina\, fatichiamo a vivere pienamente un sentimento amoroso\, ma un’inchiesta sui clochard e un talent sul canto possono emozionarci sino alle lacrime. In questi specchi virtuali ritroviamo noi stessi\, più di quanto riusciamo a farlo nel reale\, nella vita vissuta. Sarebbe superficiale e pericoloso azzardare un giudizio su questi fatti\, definirli positivi o negativi\, giusti o sbagliati\, restano fatti\, tuttavia. Abbiamo tentato di analizzarli e descriverli mediante il linguaggio del teatro.«Spazio sensibile alla sperimentazione e alla relazione dei linguaggi».
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