Aristofane dark: il dilemma della fedeltà

Sguardazzo/recensione di "Gli uccelli"

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Cosa: Gli uccelli
Chi: Filippo Renda
Dove: Milano, Teatro Litta
Quando: 26/02/2026
Per quanto: 85 minuti

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È incredibile come, a distanza di millenni, il teatro contemporaneo attinga ancora dalla Grecia antica dissezionando archetipi come corpi palpitanti sul tavolo operatorio. Di Medee e Antigoni ne abbiamo viste parecchie e in molteplici versioni. Eppure non ci si stanca. Quelle tragedie sembrano cucite addosso a un’umanità senza tempo, che evolve ma non cambia nella sostanza.
Con la commedia il discorso si fa più scivoloso. A suscitare la risata non è mai soltanto il meccanismo teatrale in sé, quanto il panorama culturale e sociale che la nutre: un contesto condiviso che rende possibile lo scherno proprio perché appartiene all’esperienza comune degli spettatori. Per questo non è semplice mettere in scena Aristofane: le sue opere colpivano senza indulgenza i contemporanei, indicati col nome reale, esposti al riso di un pubblico che li conosceva bene. Senza complicità storica e culturale, parte della forza comica risulta inevitabilmente attenuata. Come rappresentare, oggi, una sua commedia? Bisognerebbe tradire il testo per conservarne tutta la forza. Distruggere l’involucro per salvarne il cuore. E pazienza per i fanatici del libretto. 
Accogliamo dunque con una certa diffidenza mista a curiosità Gli uccelli, nuova produzione di Mtm firmata da Filippo Renda, terzo capitolo – dopo Baccanti e Medea – di una trilogia classica. Si tratta di una delle commedie meno apertamente politiche di Aristofane. L’autore costruisce una sorta di favola allegorica sul potere: protagonisti sono uccelli parlanti persuasi da un uomo astuto a fondare una città sospesa tra cielo e terra. Da quella posizione intermedia dovrebbero intercettare il fumo dei sacrifici destinati agli dèi, affamandoli, e, al tempo stesso, imporre la propria supremazia sugli uomini.

Su un palco dominato dalla penombra, in un’atmosfera dark e resa rarefatta da una generosa macchina del fumo, si muove il coro dei pennuti impersonati da quattro attrici corvine, streghe di Macbeth agili e sinuose dal sapore sexy/punk. Lanciano acuti gorgheggi mentre si arrampicano su un trespolo, unico elemento di scena, simbolo di quel regno animale, destinato alla conquista di Spietaldo – un (fin troppo) istrionico Claudio Orlandini. L’impatto visivo funziona, l’atmosfera è tetra, la favola nera procede al ritmo ipnotico della musica techno, con potenti apparizioni delle belle maschere di Eleonora Rossi: teste grottesche indossate a turno dalle attrici, esseri spettrali, quasi alieni, animati dall’interno, volti che trovano corpo in un ginocchio o sopra una mano senza più arti.
Maria Canal, Simona De Leo, Lisa Mignacca, Eleonora Mina si dimostrano versatili e magnetiche nella presenza scenica, solide nell’interpretazione vocale, mai didascaliche nelle molteplici declinazioni dei versi animali.

Lo spettacolo, però, non decolla: appare prolisso, “costruito”, e la drammaturgia finisce per incrinare l’impianto visivo anziché sostenerlo. Il ritmo si appesantisce, l’azione si arresta, la scena si riempie di parole che finiscono per soffocare il dinamismo, rendendo l’insieme eccessivamente verboso. Movimenti e coreografie si riducono sempre più a un andirivieni stanco e senza sorprese tra trespolo e proscenio.
Tante belle intuizioni (teatro di figura, dicotomia maschio padrone-uccelli femmina, atmosfere tendenti all’astrazione), che magari avrebbero potuto essere meglio sviluppate lasciando corpi e suoni esultare, dominando su una trama forse troppo sopravvalutata, soprattutto trattandosi di un classico già abbondantemente macinato. Si ha come l’impressione che Renda si sia fermato sulla soglia, timoroso, forse, di tradire troppo il grande commediografo. Eppure, gli avrebbe fatto un gran favore.

VERDETTAZZO

Perché: Sì, oppure no
Se fosse... uno sport olimpico sarebbe... il curling

Locandina dello spettacolo



Titolo: Gli uccelli

da Aristofane
drammaturgia e regia Filippo Renda
con Maria Canal, Simona De Leo, Lisa Mignacca, Eleonora Mina, Claudio Orlandini
scene e costumi Eleonora Rossi
cura delle animazioni Valeria Sacco
disegno luci Fulvio Melli
sound design Sofia Tieri
assistente alla regia Marialice Tagliavini
assistente ai costumi Giulia Trevisan
staff tecnico Stefano Lattanzio, Ahmad Shalabi, Davide Villa
responsabile di produzione Susanna Russo
produzione Manifatture Teatrali Milanesi
inserito nel Progetto Madre con il contributo di Fondazione Cariplo
foto di scena Luca Del Pia


Una commedia che vola attraverso cieli immaginari e utopie ribelli alla ricerca di un altrove possibile.  Spietaldo è un uomo anziano, deluso dalla vita e dal mondo. Il suo sogno di evasione nasce da questa frustrazione: passare da escluso a dominatore.  Una comunità di giovani donne che incarna la molteplicità degli “uccelli” accoglie Spietaldo per offrirgli non un’alternativa, ma una giostra. Un’ascesa trionfale dove l’uomo potrà finalmente diventare tutto ciò che desidera in un intreccio di comicità e potenza evocativa: capo, profeta, re, dio. Ma è proprio portando fino all’estremo questa scalata che si svela l’illusione. E allora, forse, può accadere la vera trasformazione. In scena, parola e teatro di figura, luce e suono costruiscono un rito collettivo nel quale possiamo lasciarci immergere. Compito del teatro, forse, è predisporre il campo.

Mary Effi
Vive sulle ali di una controversa leggerezza, occupandosi, a varissimo titolo, di teatro, letteratura, zootecnia felina e puericoltura antagonista. Odia acciughe, peperoni e ingiustizie sociali, non necessariamente in quest'ordine.