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    ARCHIVIO SPETTACOLI

    Decameron 2.0, Delavault-Renzini (2019)

    Titolo: Decameron 2.0

    dal Decamerone di Giovanni Boccaccio
    ideazione, regia, video Letizia Renzini
    drammaturgia Theodora Delavault
    coreografia Marina Giovannini
    musiche, text film Yannis Kyriakides
    collaborazione alle musiche Andy Moor
    con Theodora Delavault, Marina Giovannini, Jari Boldrini, Maurizio Giunti, Lucrezia Palandri
    live electronics Yannis Kyriakides
    chitarra elettrica, chitarra baritona Andy Moor
    live camera Letizia Renzini
    in video Lore Binon, Monica Piseddu, Monica Demuru
    produzione video Raffaele Cafarelli/Red-Fish
    luci Moritz Zavan
    costumi Boboutic
    disegni per la scena Lorenzo Pazzagli
    si ringrazia Drone 126 per la produzione del brano Muoviti, Amore, e vattene a Messere su testo di Giovanni Boccaccio
    produzione Teatro Metastasio di Prato
    con la collaborazione di Spoleto61 Festival dei 2Mondi

    La struttura rigida del Decamerone sarà sciolta in una composizione nuova: le novelle e i suoi personaggi, alcuni degli intrecci, appariranno di volta in volta come accadimento scenico, immagini della memoria, o in forme trasposte, simboliche.
    Il testo originale (in inglese), scritto da Theodora Delavault, è composto in gran parte in forma di libretto: è il cuore della nostra interpretazione, l’occhio extradiegetico, il ‘flusso di coscienza’ della narratrice contemporanea. Il confronto con la lingua boccaccesca è invece affidato alle attrici in video: Monica Piseddu e Monica Demuru.
    Useremo come sorgenti musicali dei materiali musicali filologici risalenti al secolo XIII (ballate, cacce, primi madrigali) questi materiali saranno ‘ruminati’ e ricomposti nella scrittura musicale originale del compositore Yannis Kyriakides e del chitarrista Andy Moor, in scena nel live e parte integrante dello svolgimento drammaturgico. Protagonista di due arie importanti sarà la soprano belga Lore Binon, anch’essa in video. Interviste, personaggi video appariranno nella nostra scena quali conosciute presenze (Guido Cavalcanti, Federigo Degli Alberighi, Lisabetta da Messina, Cisti Fornaio), o trasposizioni contemporanee delle vicende inserite nel nuovo contesto multimediale.
    La peste è anche il nostro punto di partenza, il baratro della coscienza contemporanea. L’orrore nel corpo. Nessun legame umano tiene più di fronte alla paura della morte. La miseria umana è messa a nudo.
    Che cosa è il vagheggiare delle donne se non il prodotto della loro forza immaginifica? Fuori dalle griglie della narrazione verosimile, il materiale sarà suddiviso in un’iconografia ‘espansa’ che parte da immagini prerinascimentali (i codici miniati, gli affreschi, le pale) e le espande con nuove visioni e tecnologie: la live camera a sottolineare le presenze in scena, i video ‘social’ che commentano il racconto boccaccesco e trasfigurano la narrazione: il serbatoio della contemporaneità, lo stato delle cose.
    La danza e il gesto, viatici poetici anch’essi, sublimano i significati e li accompagnano: i corpi dei 4 danzatori, così come i corpi letterari delle novelle, si lasciano e si ritrovano dentro e fuori a schemi pronti a deflagrare in personaggi, personificazioni, racconti: l’essenza del corpus espanso del Decamerone.

    SGUARDAZZI/RECENSIONI