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    ARCHIVIO SPETTACOLI

    Edipo, Sinisi-Asselta (2019)

    Titolo: Edipo. Il corpo tragico

    di e con Michele Sinisi
    scenografo in scena Federico Biancalani
    collaborazione alla scrittura scenica Francesco Maria Asselta
    voce registrata Simone Faloppa
    aiuto regia Nicolò Valandro

    progetto Farsa
    produzione Elsinor Centro di produzione teatrale / Festival Colline Torinesi–TPE
    sostegno alla produzione MAT, laboratorio urbano, Terlizzi (BA)

    Un anziano con gli occhi tumefatti è in scena inizialmente di spalle mentre il pubblico entra. L’audio nello spazio annuncia istruzioni necessarie per il viaggio. Gradualmente questo individuo libererà il suo corpo di tutto quello che indossa. I vari strati scopriranno a ritroso le fasi di questo processo tragico che lo sguardo ha rifiutato. Un uomo in divisa (lo scenografo Federico Biancalani) gli sarà di ausilio per riuscire meglio e con più comodità a liberarsi dei segni del tempo, di tutto ciò che ha scoperto, del peso della conoscenza. Un audio accompagnerà questa azione per indirizzare la lettura visiva del pubblico in sala. I segni scritti sul corpo acquisteranno un senso compiuto grazie all’aiuto delle istruzioni dettate dall’audio in sala, una specie di rebus. Tutto ciò che il corpo dell’attore avrà addosso sarà frutto dell’artificio della scena. Il piede gonfio gradualmente svelerà, un’anatomia priva del tempo: un essere iniziale su cui come ultima azione ci sarà la foratura della caviglia. Questa tragedia ha inizio proprio sul corpo di un bambino nel momento in cui Laio, per evitare il compimento dell’oracolo, strappa il neonato dalle braccia della nutrice e gli fa forare le caviglie per farvi passare una cinghia e poi farlo ‘esporre’, abbandonandolo cioè alle bestie in una foresta, per mano di un suo servo. Il tassello iniziale del mito chiude questa indagine a ritroso per mezzo di un arnese da lavoro che consente l’abbandono di un corpo completamente nudo. In quel momento il suo aiutante, un Tiresia in divisa, appenderà la caviglia ad un gancio per poi issare il corpo tragico di un’incosciente, di un capro espiatorio da mostrare al coro delle bestie sedute in una foresta ch’è la platea del teatro.

    SGUARDAZZI/RECENSIONI