ARCHIVIO SPETTACOLI

    Faust, A. Peschke (2015)

    Titolo: Faust

    di Li Meini
    basato sul dramma Faust: prima parte di Johann Wolfgang Goethe
    progetto e regia ANNA PESCHKE
    consulente artistico Xu Mengke
    musiche originali composte da Luigi Ceccarelli, Alessandro Cipriani, Chen Xiaoman
    scene Anna Peschke
    luci Tommaso Checcucci
    costumi Akuan
    materiali scenici Li Jiyong
    trucco e acconciature Ai Shuyun, Li Meng
    coreografie Zhou Liya, Han Zhen
    con Liu Dake, Xu Mengke, Zhao Huihui, Zhang Jiachun
    musicisti Fu ChaYina (yueqin), Vincenzo Core (chitarra elettrica ed elaborazione elettronica), Wang Jihui (jinghu), Niu LuLu (gong), Laura Mancini (percussioni), Giacomo Piermatti (contrabbasso), Wang Xi (bangu)

    si ringrazia per la collaborazione Istituto Confucio

    spettacolo in lingua cinese con sovratitoli in italiano

    Sull’Opera di Pechino e la realizzazione di Faust. Le origini del Jīngjù (termine cinese che indica l’opera di Pechino) risalgono alla dinastia Tang (618-907 aC) benché la «nascita del Jīngjù» venga collocata nel 1790, anno in cui numerose compagnie provenienti dalla Cina meridionale si radunarono a Pechino in occasione del compleanno dell’Imperatore. Queste compagnie continuarono a collaborare per i sei decenni successivi, portando così alla creazione di ciò che ora è conosciuto come Jīngjù.
    Questa famosa arte performativa non solo combina canto e recitazione come avviene nell’opera occidentale ma comprende anche danza, arti acrobatiche e marziali in uno stile affascinante. Per questo motivo l’UneSCo ha incluso lo Jīngjù nella lista del “patrimonio culturale immateriale dell’umanità”.
    Oltre alla forza della musica e del canto, il Jīngjù possiede un tipo molto sofisticato di performance fisica: gli attori sono capaci di esprimere emozioni, situazioni (per esempio una notte buia) o ambientazioni (l’interno di una casa, su un fiume ecc.) attraverso i gesti, la danza o il mimo. Quali sono i gesti e i movimenti capaci di oltrepassare i confini culturali ed essere così compresi dal pubblico europeo?
    Come regista, in passato ho fatto diverse esperienze con il Jīngjù. Quando l’attore Wang lu interpretò sotto la mia direzione tutti i ruoli in un Woyzeck del 2012, un giornalista di Francoforte scrisse: «È stato stupefacente osservare come la maggior parte dei codici e delle convenzioni – nonostante la distanza culturale – siano in realtà comprensibili».
    Questa volta il mio obiettivo è di indurre il pubblico italiano a unirsi a me nel misterioso universo Jīngjù, in una forma nuova e contemporanea in cui, nel contesto del Faust di Goethe, si mescolano anche il mio background teatrale europeo e le composizioni italiane.
    Il punto di partenza del lavoro è il capolavoro di Goethe Faust. Parte prima della tragedia, dal quale la drammaturga Li Meini ha tratto un nuovo dramma in Jīngjù mandarino poetico.
    Protagonisti di questa vicenda sono Faust e Mefistofele, affiancati da Margherita e da suo fratello Valentino. Faust è interpretato da Liu Dake, in origine attore Jìng, mentre a incarnare Mefistofele è Wang lu, in origine attore Shēng.
    I ruoli che figurano nell’opera di Pechino sono determinati da un rigido schema di non più di quattro personaggi: accanto a Shēng (il ruolo maschile) vi sono Dàn (il ruolo femminile), Jìng (ruolo maschile con il viso dipinto) e Chou (il clown).
    Il sistema dei ruoli può essere paragonato a quello della Commedia dell’Arte.
    Solitamente gli attori non cambiano mai la propria categoria di personaggio. In questa produzione, invece, è stata messa da parte questa regola fondamentale: Faust è inizialmente un nobile Shēng ma quando, con avidità ed egoismo, lascia dietro di lui una scia di distruzione, rivela via via la sua vera natura: un selvaggio Jìng. La figura del Jìng è solitamente quella di un personaggio energico, dalla voce potente, il trucco forte e le movenze molto ampie.
    Mefistofele lascia tracce sul viso di Faust – segni demoniaci, come sfregi della sua avidità e della sua brama di vita.
    Il personaggio di Mefistofele supera a sua volta i tradizionali confini del ruolo, mostrando aspetti di diverse personalità: un gentiluomo, un demone, un imbroglione e un guerriero.
    Questa nuova forma e questa estetica orientale possono mostrare un’opera celebre come Faust in un nuovo contesto e offrire nuove prospettive su una storia senza tempo. Inoltre questa produzione segna un passo in avanti verso una forma contemporanea di Jīngjù, che si apre a moderne influenze e a tematiche del nostro tempo.
    Il personaggio di Faust simboleggia l’archetipo dell’uomo contemporaneo che in nome del proprio piacere e per avidità, sottomette e sfrutta la natura e le persone, noncurante della miseria e della distruzione che genera.
    Mefistofele induce Faust in tentazione con seducenti promesse di gioventù, amore e piaceri – ma Faust sceglie in piena consapevolezza e responsabilità. E noi, siamo in grado di assumerci la nostra responsabilità nei confronti del mondo, degli altri esseri umani e dell’ambiente? (Anna Peschke)

    SGUARDAZZI/RECENSIONI