ARCHIVIO SPETTACOLI

    Inverno, Florian Metateatro (2015)

    Titolo: Inverno

    un progetto di Vincenzo Manna e Anna Paola Vellaccio
    traduzione Graziella Perin
    adattamento e regia  Vincenzo Manna
    con Anna Paola Vellaccio e Flaminia Cuzzoli
    assistente alla regia Andrea Vellotti
    disegno luci Javier Delle Monache
    costumi e oggetti di scena Cassepipe Compagnia

    Omaggio a Jon Fosse.

    Nella messa in scena di Manna, il testo di Fosse viene riadattato per donna-ragazza. Una scelta forte. Perché questo cambiamento? Sostanzialmente per quattro motivi. Innanzitutto perché la natura della scrittura di Fosse si presta benissimo e sembra quasi suggerire questo tipo di “aperture”. In secondo luogo perché le principali tematiche di cui il testo è portatore (solitudine, alienazione, empatia, passione, speranza…), sono riferibili all’uomo di oggi oltre ogni differenza di genere. Terzo, per la liquidità delle posizioni sociali del mondo contemporaneo, che rende plausibile e, anzi, favorisce la permeabilità tra i ruoli, spesso ribaltando gli attributi tradizionalmente assegnati all’uomo e alla donna. In ultimo, perché la possibile relazione tra personaggi del dialogo, con cui il testo si chiude (Non succede così // Tutto succede così), se interpretato da due attrici, assume delle coloriture inedite e attuali: oltre alla passione, la solidarietà, l’impulso vitale che unisce l’uomo e la donna dell’originale, la relazione che le due donne potrebbero intraprendere, diventa un’alleanza tutta al femminile (amorosa, sororale, d’amicizia…), per fuggire una società profondamente maschilista nei valori e nei comportamenti, che le ha segnate nel profondo.

    E quest’aspetto interessa e colpisce profondamente il pubblico italiano, non riducendo ma, semmai, arricchendo di sfumature e significati un testo di per sé straordinariamente vivo e attuale.

    La messa in scena di Inverno nasce dalla ricerca di un linguaggio performativo adatto a

    restituire la passione sentimentale di due figure femminili “qualunque”, che hanno in sé i connotati tragici di due “eroine” capaci di fare scelte definitive e irreversibili, di mettere a repentaglio la propria vita pur di cambiarla. Inverno ha la sua forza proprio nello stare, come la scrittura di Fosse, sul labile confine tra quotidiano e tragico, tra realismo ed espressionismo. Il risultato non è la semplice ricostruzione di alcuni episodi di vita, quanto l’esposizione di un “eccesso di realtà”, fisico ed emozionale, chiave d’accesso ideale per far esplodere i conflitti più profondi del racconto.

    Spazio vuoto. Quadratura di neon. Ambienti suggeriti dalla luce, da pochi oggetti, dalle

    parole degli attori. L’attenzione è sui corpi dei personaggi, i loro gesti, gli sguardi, le

    sfumature della voce. L’alternanza tra parola e azione, l’attento lavoro sulla componente sonora e visiva, la partitura dei gesti e delle posture. Il tutto concertato per raccontare una storia che ha la sua forza e la sua bellezza nel non detto, nell’indicibile, nell’afasia di un linguaggio parlato e quotidiano, che diventa però, attraverso levoci dei protagonisti, assoluto, tragico, poetico.

    SGUARDAZZI/RECENSIONI