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    ARCHIVIO SPETTACOLI

    Mors et vita, C. Gounod, Nielbock (2016)

    Titolo: Mors et vita

    oratorio per soli, coro e orchestra
    di Charles Gounod

    Natalizia Carone soprano
    Moon Jin Kim contralto
    Roberto Cresca tenore
    Alessandro Luongo baritono

    direttore Christoph Nielbock

    Orchestra Jugend-Sinfonieorchester der Wiesbadener Musikakademie /  Wiesbadener Musik & Kunstschule

    Coro Polifonico di San Nicola
    Maestro del Coro Stefano Barandoni

    Negli ultimi anni della sua vita Gounod si rivolse alla musica religiosa e ottenne un grande successo, specialmente in Inghilterra, con opere come Mors et Vita, La Rédemption e la Messe à Sainte-Cécile. Dedicato al papa Leone XIII, Mors et Vita fu composto per il Birmingham Festival del 1885 e, dopo un periodo di fama soprattutto in Inghilterra, cadde però poi nell’oblio, nonostante i lusinghieri giudizi, fra cui quello di Saint-Saëns che ebbe a definire Mors et Vita “un cattedrale sonora” e che, più in generale, sui tre titoli sacri gounodiani aveva addirittura scritto « Nell’oscuro, lontano futuro, quando l’ine­sorabile tempo avrà fatto il suo lavoro e le opere di Gounod riposeranno per sempre nei polverosi santuari delle biblioteche, la Messe à Sainte-Cécile, la Rédemption e l’oratorio Mors et vita vivranno ancora, dimostrando alle future generazioni quale splendido musicista abbia dato lustro e rinomanza alla Francia nel diciannovesimo secolo ».
    Grande oratorio vittoriano, uno dei più insoliti lavori del genere, Mors et Vita è concepito come una trilogia ispirata da un sontuoso linguaggio musicale che lega i grandi Requiem tradizionali (alcuni studiosi lo definiscono come l’unica raccolta completa di Requiem dentro la dimensione di un oratorio), le cantate meditative e gli oratori sacro-spirituali. Composto su testi liturgici latini, si sviluppa in tre parti: la prima parte, Mors, inizia con un prologo e il celebre coro Ego sum resurrectio et vita e prosegue con il testo liturgico dei defunti; la seconda parte è il Judicium ed evoca in successione la resurrezione dei morti, il giudizio degli eletti e il giudizio dei dannati; infine, la terza parte, Vita, ha come sottitolo “Visione di San Giovanni”.
    Josep Pascual Triay, nella sua Guia Universal de la Musica Clasica, annota come in quest’opera Gounod abbandoni la teatralità dei suoi lavori precedenti e, lasciando trasparire in essa le tracce della polifonia di Palestrina, del linguaggio vacale di Bach e di Händel, dell’estetica di Mendelssohn, affronti una delle sue creazioni più personali, creando una delle sue opere più belle, ricca di melodie indimenticabili.

    SGUARDAZZI/RECENSIONI