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    ARCHIVIO SPETTACOLI

    Santo Genet commediante e martire, Compagnia della Fortezza (2014)

    Titolo: Santo Genet commediante e martire
    Regia: Armando Punzo

    ispirato all’opera di Jean Genet
    drammaturgia e regia Armando Punzo
    con Armando Punzo e i detenuti-attori della Compagnia della Fortezza
    musiche originali eseguite dal vivo e sound design Andrea Salvadori
    scene Alessandro Marzetti, Silvia Bertoni, Armando Punzo
    costumi Emanuela Dall’Aglio
    movimenti Pascale Piscina
    aiuto regia Laura Cleri
    produzione Compagnia della Fortezza
    VolterraTeatro | Carte Blanche Centro Nazionale Teatro e Carcere | Tieffe Teatro Menotti

    Note di regia: Come santi meravigliosi, nell’atto dell’estasi, dell’oblio.
    Perché quel corpo deve essere mitizzato, non è il corpo del reato del reale,
    ma è il corpo di chi si allontana dal reale, dalla storia e dalla sua storia.
    Tutte qualità e potenzialità nello stesso soggetto.
    Genet non uccide, si uccide, si sacrifica.
    Sacrifica il suo essere.
    I suoi eroi vengono svuotati della loro realtà.
    Ogni omicidio diventa un suicidio, un morire a se stessi su un piano estetico.
    Il teatro è la macchina del delitto. La realtà diventa immagine reale che si fa riflesso
    che tradisce la realtà con tutta la sua arroganza.
    Genet non è diversità in una società convenzionale.
    È mastro indicatore di un modo di cercare altre possibilità.
    È l’alchimista, colui che trasforma la materia vile in oro.
    Genet applica la crudeltà artaudiana verso se stesso, verso la sua biografia,
    trasformata, amputata di realismo, in un monumento alla diversità, all’esaltazione dell’inesaltabile.
    Sulle scene siamo ancora al diritto di esistenza delle diversità, alla ricerca di accoglienza,
    tra le braccia sempre dello Stato attuale.
    Il diritto di cittadinanza, la battaglia per i diritti, il bisogno di entrare in seno all’esistente
    che non è altro che proiezione di un desiderio di essere Stato.
    Il diritto è senza battaglia, è l’essere fuori dallo Stato, l’essere senza il desiderio di esserci.

    Armando Punzo

    In attivo da oltre 25 anni, più volte premio UBU: la Compagnia della Fortezza diretta da Armando Punzo ha segnato di sé il nostro panorama teatrale. Ora, dopo il primo studio presentato allo scorso Festival VolterraTeatro, la Compagnia continua ad attraversare l’opera di Genet con uno spettacolo compiuto, spingendosi ancora di più in direzione di una travolgente vitalità, da raccontare e trasmettere al pubblico attraverso linguaggi rivoluzionari. Aprire la nostra Stagione con questo spettacolo ci pare il giusto riconoscimento alla Compagnia che, proprio nel nostro Teatro, nel dicembre 1993, con “Marat-Sade”, uscì per la prima volta fuori dal carcere.
    Il titolo di questo spettacolo è tratto dal saggio che Jean Paul Sartre dedicò all’amico Jean Genet nel 1952 e che contribuì a far nascere il mito contraddittorio e ambiguo dell’eccentrico scrittore francese. Punzo fa rivivere il santo genet e le sue aventure da vagabondo e avventuriero tra carcere, crimini, passioni politiche e slanci erotici attraverso i corpi e le voci dei detenuti attori della Compagnia della Fortezza, arrivando ad una voluta confusione fra realtà e finzione, fra biografia e autobiografia. Il risultato è un poetico e colorato omaggio al’artista, creato da uomini che come lui vivono sul filo dell’ambiguità perché hanno trasformato la dura realtà del carcere in un luogo di bellezza e arte. Gli attori diventano così sotto i nostri occhi la vera incarnazione del messaggio dell’opera di genet: “la bruttezza è bellezza in riposo”.

    SGUARDAZZI/RECENSIONI