TABELLAZZO
CosaA testa sutta
ChiGiovanni Carta, Luana Rondinelli
Quando17/11/2018
DoveLivorno, Teatro della Brigata
Per quanto60 minuti
IL RESPONSO
Perché
Se fosse...una canzone
...sarebbe"Chicco e Spillo" di Samuele Bersani, rifatta in siciliano

Due ragazzi, anzi, due picciotti, e una Palermo di suoni grumosi, profumi palpabili, abitata da quella calda, caotica umanità comune a ogni Sud del mondo, quasi tributo a un Pasolini per una volta non direttamente citato. Due fanciulli, fragili e forti, rovescio e doppio l’uno dell’altro: il bullo e il mezzo scemo, lo scimunito e il guappo. Diversi, eppure stretti da un laccio indissolubile, che rappresenta, nella sua intima essenza, l’autentico principio di mutua solidarietà su cui si fonda l’umano.
Non si scappa: specie parassitaria, l’
homo sapiens sapiens sciama e prospera in massa sulle spalle dei suoi migliori esemplari, mettendone a frutto l’inventiva; al contempo, il successo di tale specie è inscindibile dalla propensione efficace a proteggere i più deboli (l’accudimento infantile è l’esempio più chiaro, ancorché meno probante), nell’impulso all’aiuto per quelli che non ce la farebbero.

Tratta di questo spirito solidale, e non solo, l’A testa sutta di Giovanni Carta e Luana Rondinelli, lavoro importante e degno: pure oltre le intenzioni degli autori, encomiabili, ma, in quanto morali, mai sufficienti, di per sé, a giustificare, “salvare” un’opera. La maggior qualità di questo assolo impetuoso e sentito è l’attore. Mai smetteremo di ribadirlo: anagramma di teatro, l’attore è quella presenza sciamanica che dà vita alla forma, anche oltre la propria cognizione, innescando così (quando va bene, come in questo caso) la macchina dell’immaginazione creativa. È così in questo monologo a più voci e presenze, nel nero d’un palco sgombro, in cui è il corpo a costruire compiutamente lo spazio, le sue vie di fuga.

Carta si fa istrione, interprete, imbonitore: usa una lingua grumosa, ispida e liquida al contempo, di parole che il pubblico labronico mal afferra, eppure comprende, accoglie. Slitta fluido di carattere in carattere, tra generi ed età, quest’attore multiforme, naturale, mai naturalistico: e si fa pupo, quando gioca al rialzo e aggredisce il proscenio, calcando il piede sulla panca, unica suppellettile nei paraggi.

U biunnu è lo strano del quartiere, sin da bimbo emarginato perché non come gli altri: non scuro, non lesto, non forte. Tutt’altra pasta il coetaneo cugino, scaltrissimo, a proprio agio negli usi e abusi d’un quartiere e un’età che sono tritacarne, specie coi non adatti. Eppure, tra i due c’è un affetto incrollabile quanto asimmetrico: d’ammirazione stupita, in un senso, di rabbiosa e didattica solidarietà, nell’altro. Il testo di Rondinelli è spartito ideale per il metamorfismo di Carta, diretto ispiratore della pièce: non gli si può dar torto, ché ogni attore vorrebbe poter svariare d’intenzioni ed energie, tra impennate furiose e dilatazioni patetiche, come in questo caso. Sufficienti la voce e il volto a segnare i passaggi, condurre il pubblico, divertito e attento, nella vicenda d’amore e morte dei due ragazzi di vita palermitana.

Si diceva dell’attore come tutto teatrale: è così in questa prova che ci ricorda, per abilità, lingua (da toscani, ci perdiamo la minuziosa caratterizzazione dialettale) e vocazione polifonica, l’Antropolaroid di Tindaro Granata e, per il felice quadro d’insieme, l’Italia-Brasile 3-2 di Davide Enia, assoli significativi d’una scena sicula che non s’esaurisce in Emma Dante.
Poco importa se la storia è un filo prevedibile, così come la coloritura moralistica: da sempre diciamo che
la trama non conta ed è così che ci troviamo ad applaudire convinti, assieme a tutto il caparbissimo Teatro della Brigata.

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A testa sutta

di Luana Rondinelli
interpretazione e regia Giovanni Carta
musiche Massimiliano Pace
disegno luci Massimo R. Beato
aiuto regia Silvia Bello
assistente alla regia Teodora Mammoliti
foto Pino Le Pera
produzione Accura Teatro
in collaborazione con Di venere e di Marte

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Igor Vazzaz
Toscofriulano, rockstar egonauta e maestro di vita, si occupa di teatro, sport, musica, enogastronomia. Scrive, suona, insegna, disimpara e, talvolta, pubblica libri o dischi. Il suo cane è pazzo.