TABELLAZZO
CosaMacbeth essere (e) tempo
ChiGianluca Guidotti, Enrica Sangiovanni, Ciro Masella, Stefano Braschi, Giuditta Mingucci
Quando15/08/2016
DovePasso della Futa (FI), Cimitero Militare Germanico
Per quanto100 minuti
IL RESPONSO
PerchéSì, oppure no
Se fosse...un effetto sonoro
...sarebbeun'eco

Il Cimitero Militare Germanico al passo della Futa consiste in una muta distesa di lapidi e prati scoscesi: trentamila corpi e più, raccolti dopo il 1945. Monumento difficile. Nomi scolpiti (non tutte le tombe li riportano), seguiti da grado e data del decesso: quanti ci credevano?, vien da chiedersi, mentre il sole ferragostano ci scorta verso Macbeth essere (e) tempo, ultimo lavoro di Archivio Zeta, e primo confronto del gruppo (ossia Gianluca Guidotti ed Enrica Sangiovanni) col Bardo, a quattro secoli dalla morte.

Gli spettatori percorrono con buon ordine i sentieri tra i sepolcri: lo spettacolo è, a suo modo, già iniziato dalle imperative raccomandazioni d’una collaboratrice della compagnia, assertiva e sorridente; la performance in itinere chiede ordine e controllo del vociare, tra una stazione e l’altra. Pur capendo, sorridiamo: il teatro è (anche) il regno del brusio che la contemporaneità, con qualche ragione, cerca d’irregimentare. Nondimeno, è un buon inizio, pensiamo, rammentando con affetto il portiere del castello macbettiano che s’immagina guardiano infernale.

Macbeth, Archivio Zeta (ph Igor Vazzaz) 02La chiave filosofica della lettura di Guidotti e Sangiovanni è ben palesata nel titolo, riecheggiante il principale contributo di Martin Heidegger: nel rispetto del testo, la cruenta vicenda scozzese si traduce in un Stationendrama, ieratico, grumoso. Tre pesanti cappucci neri ci accolgono: una strega (Giuditta Mingucci), Banquo (il solido Stefano Braschi) e Macbeth (lo stesso Guidotti); li raggiunge Duncan (Ciro Masella), con altre figure, mute, e un bellissimo cane, Oscar.
L’en plein air si riverbera nella conseguenza d’una recitazione poco realistica, spinta per volumi e intonazione, ampia nei movimenti, elementi che il dettato può comunque contemplare. Punteggia il tutto una partitura musicale aguzza (a cura di Patrizio Barontini), che i fiati e le percussioni di Gianluca Fortini Luca Ciriegi trasformano in un panorama sonoro sospeso e inquieto.

Macbeth, Archivio Zeta (ph Igor Vazzaz) 12Il tempo è la chiave dell’arrovellata riflessione sul testo: le profezie (Macbeth che, generale, diverrà sovrano) innescano l’atto criminale (il regicidio, sobillato dalla Lady), in uno slittamento che si rovescia nell’ineluttabile trappola del rimorso, e nella carneficina finale. L’ossessiva oscillazione dei piani temporali s’assimila agli ingranaggi della macchina teatrale: tutto è successo, benché debba ancora accadere, tutto accadrà, perché già successo. On n’échappe pas de la machine, e il teatro non può che farsi rito e coazione, ripetizione esiziale d’irredimibile dolore.

Si risalgono i gradini: altre tombe, boschi all’orizzonte. La petrosa struttura centrale, pesante e aguzza, è Inverness, poi Dunsinane: elementi in metallo, una scala, e un ampio cerchio abitato da una tela che diviene mantella, ripropongono simbolicamente i temi di sincronia e sequenzialità. Guidotti (colpisce la somiglianza con Orson Welles, autore anch’egli d’un memorabile Macbeth filmico) è intenso, inchiodato al destino che l’attende oltre il misfatto: gli fa eco la Lady di Enrica Sangiovanni, irrealistica, quasi straniata.
L’impressione è che non nell’esecuzione attorica si debba individuare il cuore di questa ricerca, quanto nella focalizzazione tutta ossessiva, mentale, su tempo e tempi: quello sovrannaturale e liminare delle streghe, quello “regale”, in apparenza eterno, di Duncan e quello lineare, del momentaneo caos introdotto da Macbeth, “uomo nuovo” e tiranno destinato alla sconfitta. Non v’è felicità, né vi può essere, nel delitto: il nuovo re, per difendere un trono ottenuto col sangue, altro sangue dovrà spargere, sino a veder versato il proprio.

Macbeth, Archivio Zeta (ph Igor Vazzaz) 15Lavoro composito: sarà interessante rivederlo nella scatola di uno spazio più convenzionale, allo stesso modo degli allestimenti di Armando Punzo con la Compagnia della Fortezza: nella fattispecie, l’occasione sarà offerta nei prossimi giorni dal debutto nella stagione del Teatro Studio Mila Pieralli di Scandicci.
Al netto di costumi convincenti (tuniche e cappe dominate dal nero) e d’un evocativo piano sonoro, la dimensione indoor potrebbe concedere la possibilità di porgere il testo in modo più sfumato (e ricco), acquistando in leggibilità da parte di chi, per quanto possa risultar strano, poca dimestichezza abbia con un classico come l’impronunciabile tragedia scozzese.

Applausi sul far del tramonto.

[Vai all’arazzo sullo stesso spettacolo realizzato da Elena Modena]

 

 

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Macbeth essere (e) tempo

regia Enrica SangiovanniGianluca Guidotti
con Stefano Braschi, Francesco Fedele, Carolina Giudice, Antonia Guidotti, Elio Guidotti, Gianluca Guidotti, Ciro Masella, Giuditta Mingucci, Alfredo Puccetti, Enrica Sangiovanni
e con la partecipazione straordinaria di Oscar
partitura sonora Patrizio Barontini
percussioni Luca Ciriegi
fiati Gianluca Fortini
scenografie e costumi Gianluca Guidotti e Enrica Sangiovanni
consulenza scenografica Antonio Rinaldi
laboratorio scenografico Morgantini.eu
sartoria Confezioni Paradiso
aiuto sartoria Lucia Chiodi
assistente alla regia Beatrice Vollaro
assistente coreografa Carolina Giudice
assistente tecnico Andrea Sangiovanni
cura Rossella Menna
coordinamento organizzativo Luisa Costa
organizzazione Lucia Guida
amministrazione Umberto Biscaglia
foto di scena Franco Guardascione
foto locandina Andrea Sangiovanni
grafica Weblogodesign
un ringraziamento particolare a Nadia Fiorio e Alessandro Iachino per il loro lavoro di promozione e diffusione in fase di produzione
produzione Archivio Zeta e Elsinor
in collaborazione con ERT – Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro dell’Argine, Comune di Bologna – settore cultura, Bé bolognaestate
con il contributo di Regione Emilia Romagna, Regione Toscana, Regione Lombardia, MiBACT Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Europa Creativa

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Igor Vazzaz
Toscofriulano, rockstar egonauta e maestro di vita, si occupa di teatro, sport, musica, enogastronomia. Scrive, suona, insegna, disimpara e, talvolta, pubblica libri o dischi. Il suo cane è pazzo.