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Sette, anzi nove domande a

Daniele Turconi

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Giovane attautore lombardo, abbiamo visto e recensito Daniele Turconi nel suo controverso, originale e scintillante monologo Mondo cane, e qualcosa ci ha colpito, nel profondo. Quello cui abbiamo assistito, infatti, era un autentico gioco al massacro teatrale, l’attore che si dilania in e oltre la scena, rompendo i consueti patti finzionali, mettendo a rischio l’esito stesso della struttura ordita-immaginata, senza la malizia pelosa e saputa d’una scrittura bella e, dunque, già di per sé addomesticata. Turconi, classe 1987, arriva al teatro da studente, per poi approdare, nel 2007, al gruppo Quelli di Grock formandosi con Roberta Galasso, Brunella Andreoli, Gaddo Bagnoli e Fernanda Galati; dal 2012 è membro della compagnia Frigo Produzioni, per la quale ha partecipato da aiuto regista allo spettacolo SocialMente e ha messo in scena il già citato Mondo cane, suo primo lavoro in forma autonoma.

Innanzitutto, sette, anzi, nove domande. 

Perché gli spettacoli iniziano alle nove di sera?
Per convenzione. Ci si adegua alla regola sociale per la quale tutto ciò che è fatto dalla mattina fino alle 18 circa è considerato lavoro, mentre tutto quel che avviene dopo è considerato svago. Stiamo allo stesso livello di un aperitivo e questo, per certi versi, può essere un gran vantaggio.

Cosa non dovrebbe essere ammesso in teatro?
Le agibilità pagate dagli attori stessi, limortaccivostra.

Che opinione hai del pubblico teatrale?
Penso che sia un anello della catena. Indispensabile, purtroppo e per fortuna. Mi piacerebbe che a teatro venissero più persone che pubblico.

Daniele Turconi 01 (fornite dall'artista)Meglio una platea straripante abbonati o una cantina di pochi appassionati?
Mi piace avere tante persone che mi guardano, a patto che io sia distaccato da esse; per questo preferisco stare dalla parte del palco. Che siano abbonati o appassionati, chissenefrega, basta che ci siano.

È possibile fare teatro senza fare spettacolo?
Dipende da cosa intendiamo per spettacolo. Non mi piace molto etichettare le cose, anche se lo faccio per comodità. Se un tizio sta in uno spazio con delle persone che lo guardano, e lui riesce a farsi guardare per due ore senza annoiare, poco conta che faccia teatro o spettacolo o cabaret o performance. Se poi riesce a fare in modo che una decina di persone si “portino a casa” qualcosa, è già un ottimo risultato.

Che senso ha, per te, la critica teatrale?
Non l’ho ancora capito bene. Mi rifiuto di pensare che qualcuno vada o non vada a vedere uno spettacolo solo perchè legge una critica positiva o negativa sul “Corriere della Sera”. Non odio i critici, ma neanche li amo: fanno parte del gioco e basta, di sicuro non sono la parte più importante, ecco.
Penso che spesso gli si dia troppa importanza e troppo potere. 

Che spettatore sei? Cosa dovrebbe fare un’opera?
Sono uno spettatore esigente, specialmente quando vado a vedere artisti che mi piacciono.
Non penso che un’opera debba fare qualcosa in particolare, non deve svolgere compiti. Un’opera, se è onesta e coraggiosa, crea di per sè qualcosa di indefinibile dentro chi la guarda e dentro chi la vive, senza il bisogno di darsi o meno dei compiti.

Un lavoro a cui hai assistito e che rivedresti anche stasera.
Mah, direi che Fratto_X di Rezza-Mastrella lo vedrei almeno una volta alla settimana.
Anche BLAM! di Kristjan Ingimarsson era una figata pazzesca! Ma mi sa che lo abbiamo visto in pochissimi.

Il tuo lavoro che vorresti far vedere a tutti. E quello che avresti voluto evitare.
Beh, considerato che, per ora, ho creato solo quello, non posso che dire Mondo cane. Per quello che avrei voluto evitare, direi tutti quelli fatti solo per soldi… che non nominerò perchè, alla fine, sono una persona meno stronza di quanto io stesso mi racconti, purtroppo.

E adesso… tre risposte a cui formulare la domanda: 

Non è una questione di pura e semplice contrapposizione, quanto, piuttosto, di individuare un’armonia funzionale al contesto dato.
Un tizio ti tira un pugno per strada, a caso, alla tua destra per terra c’è un pezzo di legno, tu che fai? Scappi? Gli tiri un pugno? Gli fracassi il cranio col bastone fino a fagli schizzare pezzi di cervello a tre metri di distanza scoprendo solo dopo di aver ucciso un mezzo boss di quartiere così che ti toccherà passare tutta la vita a fare il fuggitivo cambiando città-nome-lavoro-colore-dei-capelli fino a quando non incontrerai la donna della tua vita che la prima notte di nozze ti accoltella alla schiena perchè si scopre che è la sorella del coglione che hai seccato anni prima per strada a cazzo?

In effetti, la figura di Arlecchino, così densa di sfumature e implicazioni sia teatrali sia antropologiche, esprime alla perfezione la dualità del gesto di guardare ed essere osservati, il rapporto profondo e, talvolta, vischioso, tra lo stare in scena e il gettare lo sguardo a ciò che sta oltre.
Ma non pensi anche tu che la figura di Arlecchino, così densa di sfumature e implicazioni sia teatrali sia antropologiche, esprima alla perfezione la dualità del gesto di guardare ed essere osservati, il rapporto profondo e, talvolta, vischioso, tra lo stare in scena e il gettare lo sguardo a ciò che sta oltre?

Grazie per la domanda. Un nome secco? Emma Dante.
Qual era il nome della tua prima cotta alle medie?

Turconi

l'Arlecchino
È un semplicione balordo, un servitore furfante, sempre allegro. Ma guarda che cosa si nasconde dietro la maschera! Un mago potente, un incantatore, uno stregone. Di più: egli è il rappresentante delle forze infernali.

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