Uno specchio magico (e un po’ appannato) al debutto assoluto

Sguardazzo/recensione di "Lo specchio magico"

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Cosa: Lo specchio magico
Chi: Fabio Vacchi, Aldo Nove, John Axelrod
Dove: Firenze, Teatro dell’Opera – Maggio musicale
Quando: 07/05/2016
Per quanto: 90 minuti

L’edizione 2016 del Maggio Musicale Fiorentino, festival lirico tra i più prestigiosi d’Italia, si arricchisce con la prima esecuzione assoluta di Lo specchio magico di Fabio Vacchi, su libretto di Aldo Nove. Un incontro tra rap e musica colta che vorrebbe generare un confronto senza appianare le differenze. L’approccio di Vacchi a uno stile lontano dal suo è mediato dalle riflessioni, tra gli altri, di Georges Lapassade: lirica antica, melodramma e rap hanno in comune l’esplorazione del recitar cantando. A dare il via all’opera è Millelemmi, rapper fiorentino che qui perde la caratteristica inflessione locale per assumere un’accentuazione stran(ier)a riecheggiante l’Europa dell’est. Rappa anche Filippo Coffano Andreoli, danzatore che punteggia la serata con alcune performance che sembrano l’estrazione di un singolo momento da una coreografia più ampia. Entrambi si uniranno agli interpreti: il rap entra nei tempi e nei ritmi della partitura, mescolandosi nel finale allo stile aulico del coro e dei solisti.

L’allestimento è semiscenico: orchestra, coro e interpreti sul palco con il direttore. A insidiare la statica forma di concerto, un tulle alle spalle del Maestro, schermo per videoproiezioni. L’orchestra è in penombra, e si mescola alla live performance del writer Marco Tarascio (in arte Moby Dick). Purtroppo il trucco non funziona come dovrebbe e l’immagine video risulta difficilmente leggibile, doppiata, peraltro, sul fondale: il graffito è sbiadito, come l’individualità degli interpreti dietro il telo. Il risultato è molto più efficace quando vengono proiettate scintille o fiamme, e il rapporto tra immagine e ciò che filtra non è più oppositivo, ma in felice interattività.

Lo specchio magico, Vacchi-Nove, Firenze 2016 (ph.Michele Borzoni-Terraproject-Contrasto) (3)Il libretto di Aldo Nove ha un messaggio forte e, paradossalmente, sfuggente. Parla di un passato che è presente e futuro, delle barbarie degli uomini (cantano in scena personaggi storici come Romolo Augusto, Alessandro II di Macedonia, Enrico Fermi e Aung San Suu Kyi) delineando una netta differenza tra buoni e cattivi: non a caso la dicotomia «bene… male» ricorre innumerevoli volte. Si evoca una galleria di uomini insicuri e dunque prepotenti, avari e infidi, pronti all’esclusione e alla guerra. La rigida opposizione crea dei cattivi dalla scarsa attrattiva. Il problema è che non vi ritroviamo niente che ci appartenga davvero e, dunque, non ci sentiamo chiamati in causa: si ha l’impressione di una piattezza dovuta a un eccessivo didascalismo, funzionale per dare ai buoni l’occasione di essere buoni. Si capisce chi è l’oggetto della condanna, ma non a chi ci si rivolge: il problema è l’arroganza nella gestione del potere, ma il pubblico è tenuto lontano dalla colpa, come una massa a cui spetta una silenziosa condivisione del j’accuse di Nove.

Lo specchio magico, Vacchi-Nove, Firenze 2016 (ph.Michele Borzoni-Terraproject-Contrasto) (2)Pur sintonizzata sulla stessa lunghezza d’onda, la musica sembra offrire spunti più profondi, e forse anche ardui da cogliere nell’unica data all’Opera di Firenze. L’orchestrazione è ricca, ben sfruttata, comprendendo suoni metallici e stridenti ben inseriti in partitura. La musica, incantata e dunque incantevole, racconta l’ineluttabilità della guerra, il disastro incombente, la prepotenza dei pochi e la ragionevolezza dei molti incarnata nell’ingenuità infantile. Quando dà spazio al rap, l’orchestra si calma in una (apparente) sospensione, fatta di ritmi e timbri che riecheggiano George Gershwin. Sul podio John Axelrod, giovane patrono di molte prime assolute (50 negli ultimi quindici anni): la sua direzione è viva e frizzante, di vera discendenza bernsteiniana.

L’occasione di un confronto con la cultura giovanile sembrava preziosa, specialmente per l’approccio di Vacchi, né elitario né venato del senso di colpa di chi si sente in una torre d’avorio. Purtroppo, è il testo di Nove che sembra chiudersi in sé stesso, impermeabile, in una scrittura compiaciuta al punto da metter in ombra l’urgenza che sottende l’iniziativa. La regia di Edoardo Zucchetti, appoggiandosi forse sin troppo sul trucco dello sfondamento della quarta parete, presenta trovate interessanti, ma sicuramente l’opera risente della mancanza di un allestimento “vero”, in cui il potente immaginario evocato possa concretizzarsi anche in una dimensione scenografica e recitativa.

Reazioni contrastate nel pubblico, diviso tra buu e ovazioni.

Lo specchio magico, Vacchi-Nove, Firenze 2016 (ph.Michele Borzoni-Terraproject-Contrasto) (1)ph. Michele Borzoni/Terraproject/Contrasto

 

VERDETTAZZO

Perché: Sì, oppure no
Se fosse... una statua di ghiaccio sarebbe... caduta a terra durante il trasporto

Locandina dello spettacolo



Titolo: Lo specchio magico

Urban art dance opera in tre atti
musica Fabio Vacchi
libretto Aldo Nove

Giasone di Fere Roberto Abbondanza
Alessandro di Fere/ John Dunbar Paolo Antognetti
Dioniso di Siracusa Marcello Nardis
Alessandro di Macedonia Italo Proferisce
Rea/Alzata/Aung San Suu Kyi Alda Caiello
Lawrence Mirko Guadagnini
Compton/Due Calzini/Ambasciatore Pietro Picone
Oppenheimer/Pawnee/Romolo Augusto Matteo Ferrara
Cuoco/ Sioux/Fermi/Paul Tibbet Marco Bussi
Il cantastorie Millelemmi
Piccola Nuvola Filippo Coffano Andreoli

direttore John Axelrod
maestro del coro Lorenzo Fratini
Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
regia Edoardo Zucchetti
visual artist Cristiano Koreman
live performance Moby Dick

Lo specchio magico è il misterioso strumento attraverso cui un ragazzino può mostrare a quattro feroci tiranni il drammatico futuro che attente il pianeta. Ma è anche un viaggio che attraversa epoche diverse e unisce paesi distanti tra loro migliaia di chilometri, una riflessione sulla bellezza delle storie che raccontano la vita e un’emozionante parabola di speranza. Con il suo linguaggio che fonde musica classica, riferimenti etnici e rap, la nuova opera di Fabio Vacchi viene presentata in prima esecuzione assoluta al 79° Maggio Musicale Fiorentino.

Andrea Balestri
Non è il Pinocchio di Comencini. Apparentemente giovane, studia teatro (non solo) musicale tra Pisa e Roma. Serie tv, pulizie e viaggi in treno occupano il resto della sua vita. Archivia i ricordi in congelatore e si lava i capelli tutti i giorni.