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Questorio e Bertozzi: dai Suicide alla mitologia greca

Sguardazzo/recensione di "Album "

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Cosa: Album
Chi: Stefano Questorio, Simona Bertozzi, Aristide Rontini, Stefania Tansini
Dove: Porcari (LU), SPAM!
Quando: 22/12/2016
Per quanto: 70 minuti

Il terzo appuntamento con la rassegna Last but not least a cura di SPAM! ci presenta due spettacoli di teatro-danza: Album, studio del 2015 che ha debuttato quest’anno a Firenze, di Stefano Questorio e, a seguire, Prometeo: il dono, secondo quadro di un lavoro più ampio (Prometeo, appunto) nato da un progetto di Simona Bertozzi e Marcello Briguglio.

L’idea da cui nasce Album è semplice e chiara fin dal titolo: coreografare un intero disco «come se fosse musica per un balletto». Questorio, a malapena visibile sulla scena semibuia, rischiarata unicamente da una luce rossa, fa partire un giradischi. La musica si diffonde nello spazio come viva materia: il primo album dei Suicide, duo punk anni ’70, vibra nell’aria un suono graffiato e graffiante, dando inizio allo spettacolo.

Le luci fredde e livide dei tre neon presenti sul palco avvolgono in un abbraccio spettrale la figura umana vestita in nero, il volto nascosto in un casco scuro, sdraiata accanto a uno di essi. La puntina del giradischi, implacabile, nutre i movimenti spasmodici e caotici dell’uomo ormai svuotato della sua essenza e reso solo corpo, veicolo e marionetta della voce dissonante e straziata dai riverberi di Vega.

Lato A e B, sette tracce agghiaccianti, ognuna delle quali costituisce uno snodo del percorso in cui si articola la performance e in cui si può intravedere un intento metamorfico. Questorio, rigoroso e ammirevole interprete, inizia la sua danza macabra sdraiato, scosso dai tremiti; progressivamente si erge in un ambiente che pare vischioso, seguendo il ritmo meccanico e spietato impostogli dalla musica, fino a spogliarsi ora dei vestiti ora della sua stessa “muta”, strappandosi via affannosamente sfoglie di pelle. Sulle note alienanti di Frankie Teardrop, penultima traccia e atroce storia di un suicidio, si concentra il nucleo dell’intero spettacolo. Il corpo alto e magro, illuminato a ritmata intermittenza dal neon che lo sovrasta, si muove veloce, creando con le braccia l’illusione di un battito d’ali, tende muscoli e legamenti al suono delle glaciali e infernali urla d’accusa verso una società che annienta e consuma l’individuo. La danza si conclude dietro un telo, con un gioco di ombre elettronico e sussurrato.

In contrasto, Prometeo: il dono affonda le sue radici nella mitologia greca, nel racconto del titano che donò il fuoco divino agli uomini, rendendoli padroni della tecnica.

Sulle musiche di Francesco Giomi, Stefania Tansini e Simona Bertozzi intessono una danza complementare, in cui l’una segue e rispecchia i movimenti dell’altra, le traiettorie ora si intersecano ora divergono in completa armonia, occupando tutto lo spazio scenico. I movimenti, espressione di una smaniosa riflessione e indagine sul significato del dono, si perdono nei dettagli, e, soprattutto, nelle pause: i corpi delle due donne, sempre proiettati verso il prossimo passo della ricerca, danno vita a pose decentrate, vorticose, sul limite di un precipizio. Il dialogo che si crea tra le due figure danzanti è fatto di azione e reazione, continuità e mutevolezza, in un linguaggio che si arresta bruscamente quando, nel silenzio, entra in scena Aristide Rontini.

La sua forte presenza scenica inizialmente crea un distacco, un reciproco scrutarsi ma, dopo un cambio d’abiti in scena, entra anch’esso a far parte del dialogo e della nuova comunità. La forza motrice dei tre interpreti si accumula in una serie di movimenti precisi e progressivamente sempre più veloci e frenetici. Conclude lo spettacolo un gesto dal sapore solenne e sacrificale: un cesto di primizie viene passato sul tagliere e sminuzzato con frenetici colpi di coltello.

VERDETTAZZO

Perché: Sì, oppure no
Se fosse... un cigno sarebbe... ancora un anatroccolo

Locandina dello spettacolo



Titolo: Album

progetto e interpretazione Stefano Questorio
in collaborazione con Spartaco Cortesi
produzione ALDES
con il sostegno di MIBACT Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo Direz. Generale per lo spettacolo dal vivo, Regione Toscana Sistema Regionale dello Spettacolo
con la collaborazione di Versiliadanza, Teatro Cantiere Florida di Firenze / FLOW – residenze creative


ALBUM parte da un concetto di base tanto semplice quanto rigoroso: coreografare un intero album di un gruppo rock come se fosse musica per balletto, un Lago dei Cigni la cui materia sonora è in questo caso opera dei Suicide, duo punk newyorkese degli anni 70. La puntina di un vecchio giradischi in scena percorre tutto il lato A, poi il lato B. Il giradischi è la forza inesorabile che pilota il corpo e gli fa attraversare le sette tracce dell'album: sette ambienti, sette stanze che disegnano un universo ipnotico ed ineluttabile. Il cuore del lavoro, la traccia n. 6 Frankie Teardrop, è stato definito uno dei brani più agghiaccianti della storia del rock: [...] la voce straniata di Vega narra, attraverso sussurri e grida lancinanti, la storia dell'operaio Frankie che a un certo punto esplode e uccide la moglie e il figlio prima di suicidarsi. È un atto d'accusa contro la società dei consumi che annienta l'individuo nonché uno dei brani più agghiaccianti dell'intera storia del rock. [...] Hanno contribuito alla creazione di Album anche le Strategie Oblique, sistema di carte inventate da Brian Eno negli anni Settanta per veicolare la creazione di un'opera d'arte. La prima carta estratta è stata: sii sporco. PLAY IT AGAIN S. di STEFANO QUESTORIO e SPARTACO CORTESI Dopo il loro incontro avvenuto nel 2010 durante alcuni set di improvvisazione e la scoperta di un backgound musicale condiviso, decidono di eseguire, partecipando ad alcuni festival, la rilettura di "classici" della musica pop, in un formato che unisce una scenografia da videoclip di basso profilo con l'attitudine di alcune band che hanno caratterizzato gli albori della musica elettronica, come per esempio, i Suicide. Esercizio di stile, omaggio e citazione, in occasione della presentazione di ALBUM al Teatro Cantiere Florida di Firenze, propongono una selezione di brani che contribuiscono ad alimentare lo spirito della serata. STEFANO QUESTORIO Interprete e autore di danza e teatro, ha lavorato come interprete con compagnie italiane e internazionali tra cui: Wim Vandekeybus, Studio Azzurro, Societas Raffaello Sanzio, Zimmerfrei , Company Blu e altri. Dal 2001al 2009 collabora con la compagnia ALDES di Roberto Castello e partecipa in veste di interprete e coautore al progetto pluriennale "Il Migliore dei Mondi Possibili" (premio Ubu 2003), e a successive creazioni come "In girum imus nocte e consumimur igni" (2015). Come autore ha firmato alcuni lavori tra cui "Specie di Spazi/Studio per Due" in collaborazione con Valentina Buldrini (Premio migliore interprete, Loro del Reno, Teatri di Vita, 2007), l'assolo "Le cose" (2008) e "Sub" (Finalista Premio Equilibrio 2009). In collaborazione con Spartaco Cortesi ha avviato nel 2011 il progetto su Derek Jarman "The Angelic Conversation" (con il sostegno di Pim Off/Spazio Scenico, Milano) e il progetto musicale "Play it again S." (con il sostegno di PerAspera Festival, Bologna). Nel 2011 collabora alle coreografie per la trasmissione Rai Vieni Via con Me di Fabio Fazio e Roberto Saviano. Nel 2013 partecipa alle video installazioni "The Towers" e "Dance of Death" di Peter Greenaway. Nel 2014/2105 é in tour con lo spettacolo "Go Down Moses" di Romeo Castellucci, e con lo spettacolo interattivo per l'infanzia "Pop Up Garden" della compagnia TPO. SPARTACO CORTESI Musicista, si occupa di produzioni audio, lavora prevalentemente con strumenti elettrici, voci e rumore. Utilizzando software dedicati, attraversa pratiche di decostruzione, spesso cercando di sfruttare la riduzione delle possibilità come metodo di composizione. Autore dal 1990, organizza progetti musicali orientati verso il "noise" e la musica elettronica, producendo 5 album di cui 2 come solista, sotto lo pseudonimo Yellowcake, pubblicati dalla seminale etichetta belga KK Records nella seconda metà degli anni 90. Nel 2000 sospende l'attività discografica ritenendola superflua e aderisce romanticamente all'Art- Strike con un ingenuo ritardo di circa 10 anni. Da quel momento lavora esclusivamente su commissione in progetti che vanno dalla sonorizzazione di installazioni e video, alla composizione di score per la danza contemporanea ed il teatro. Attualmente cerca di rigenerarsi abbracciando l'estetica e la tradizione filosofica dei "corrieri cosmici" tedeschi.

Elena Modena
Colleziona ipotesi su cosa sia l'informatica umanistica.