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Rispolverare Boccaccio contro la “novella pestilonza”

Sguardazzo/recensione di "Decamerone - Vizi, virtù, passioni"

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Cosa: Decamerone - Vizi, virtù, passioni
Chi: Stefano Accorsi, Marco Baliani
Dove: Pisa, Teatro Verdi
Quando: 11/01/2015
Per quanto: 105 minuti

Stefano Accorsi ci accompagna alla (ri)scoperta dell’opera capitale di Giovanni Boccaccio: il Decameron. La cornice dell’opera è ben nota: dieci ragazzi si rifugiano in una villa fuori Firenze cercando di salvarsi dalla peste del 1348 e, per passare il tempo, si raccontano delle storie.

Nel riadattamento di Marco Baliani i giovani vivono e narrano le rispettive vicende a bordo di un furgoncino da figli dei fiori, elemento principale della scenografia di Carlo Sala. Il relitto multiforme – pieno di sportelli, finestrelle con tendine, luci e con un balcone praticabile sul tettuccio – è il mezzo per raccontarsi e raccontarci sette novelle boccaccesche. Storie d’amore che finiscono male, di truffe, di inganni e di bugie. Decamerone – Vizi, virtù, passioni ha il merito di rendere intatta tutta la carnalità dell’opera da cui prende le mosse: si percepisce intimamente la fame – del corpo e dei sensi – che muove i personaggi.

Il protagonista Accorsi, novello Panfilo, è capitano di una formazione ridotta: due ragazzi (Filostrato e Dioneo) e tre ragazze (Elissa, Pampinea e Fiammetta). Quando si accendono le luci in scena, lui è lì, pronto a declamare le prime frasi del Decameron. Basta poco – il tempo di terrorizzare la platea – e si ferma. Abbandona subito il leggio, si avvicina al proscenio e parla con gli spettatori che riempiono il Teatro Verdi di Pisa (ormai avvezzo a recite da sold out). Non userà le parole del Boccaccio – un po’ ostiche, seppur belle –, ma un linguaggio più accessibile agli orecchi nostri, ricalcato in ogni caso su quello trecentesco. Ed è proprio questa «più umana lengua», che usano tutti i personaggi, l’aspetto più notevole dello spettacolo: sarebbe interessante, in questo caso, andare a scoprire il lavoro linguistico e lessicale dietro al lavoro di drammaturgia di Maria Maglietta.

Qual è, però, il senso dell’allestimento? Non bisogna indagare troppo, visto che la ragion d’essere ce la fornisce subito, quasi come alibi, Panfilo: mentre i giovani del Trecento fuggivano dalla pestilonza del 1348, oggi il compito è rifuggire dalle molteplici pestilonze che gravano sull’uomo moderno. «Ogni giorno un novello scandalo scalza lo precedente» e il raccontare dovrebbe servire come antidoto alla corruzione, alle ruberie e alla crisi che appestano il nostro mondo. Per il debutto fiorentino, in questo senso, lo spettacolo ha avuto terreno fertile, coincidendo – ovviamente per caso – con l’affiorare delle vicende giornalisticamente note come “Mafia capitale”.

Solo questo, dunque? Intrattenere? Distrarre dalle preoccupazioni? Se questa è la funzione, lo spettacolo è riuscito: salvo alcuni momenti più lenti – le quasi due ore sono forse eccessive – Panfilo e i suoi compari ci divertono e ci intrigano. A noi, però, sembra triste porsi un obiettivo tanto semplice, per giunta scomodando Boccaccio. Il Decameron non ha bisogno di essere “rispolverato”: chiunque a scuola abbia letto almeno una novella sa quanto possa essere, tutt’oggi, divertente.

Il teatro – come ogni altra forma d’arte – dovrebbe mirare più in alto: non si può pretendere che il pubblico esca di casa, paghi un biglietto, e stia due ore in una sala buia soltanto per intrattenersi. Non nel 2015, quando l’offerta di attrazioni per il tempo libero è così ricca: serve qualcosa in più per chiedere a una persona di passare una domenica pomeriggio «ne lo mutevole loco de lo teatral sentire», quando potrebbe andare a fare shopping, bere qualcosa in un locale, leggere un libro o, similmente, starsene sul divano a intrattenersi davanti alla televisione.

Decamerone, Accorsi-Baliano, 2015 (ph. Filippo Manzini)

VERDETTAZZO

Perché: Sì, oppure no
Se fosse... un albero sarebbe... una magnolia in un frutteto

Locandina dello spettacolo



Titolo: Decamerone - Vizi, virtù, passioni

liberamente tratto da Decameron di Giovanni Boccaccio
con Stefano Accorsi e con Salvatore Arena, Silvia Briozzo, Fonte Fantasia, Mariano Nieddu, Naike Anna Silipo adattamento teatrale e regia Marco Baliani drammaturgia Maria Maglietta scene e costumi Carlo Sala disegno luci Luca Barbati produzione Nuovo Teatro in collaborazione con Fondazione Teatro della Pergola
La città di Firenze è appestata, la morte è in agguato. Ci si ritira in collina per proteggersi e difendersi dal flagello implacabile. Serve un modo per passare le lunghe giornate. Servono storie che facciano dimenticare, storie di amori ridicoli, erotici, furiosi; storie rozze, spietate, sentimentali, grottesche, paurose, purché siano storie, e raccontate bene, perché la vita reale là fuori si avvicina con denti affilati e agogna la preda. Dopo l’ Orlando di due stagioni fa, ecco il secondo frutto del Progetto “Grandi Italiani” di Baliani, Accorsi e Marco Balsamo: Decamerone (terzo titolo sarà Il Principe da Machiavelli). Nel capolavoro di Boccaccio, l''apertura su altri mondi possibili, creata dalle fantasie di quei privilegiati sfuggiti alla pestilenza, serve a rendere la realtà meno terribile e a offrire una chiave di lettura quando tutto ormai sembra assurdo e senza senso. Ascoltando le antiche storie del Decamerone riscopriamo com'è attuale quel Medioevo folle, grottesco e crudele, e Boccaccio si fa così autore che parla anche di noi, mettendo a nudo le nostre mancanze, i nostri vizi, le nostre virtù, le nostre passioni, come sempre accade con la grande leteratura. Marco Baliani, capostipite del teatro di narrazione, con la sua inimitabile maestria nel tessere storie capaci di avvolgere lo spettatore, di portarlo dentro le cose narrate, ha trovato ancora una volta in Stefano Accorsi l’interprete giusto. «[...] In questa progressiva perdita di un civile sentire, ci è sembrato importante far risuonare la voce del Boccaccio attraverso le nostre voci di teatranti. Per ricordare che possediamo tesori linguistici pari ai nostri tesori paesaggistici e naturali, un’altra Italia, che non compare nei bollettini della disfatta giornaliera con la quale la peste ci avvilisce.[...]» Marco Baliani

Andrea Balestri
Non è il Pinocchio di Comencini. Apparentemente giovane, studia teatro (non solo) musicale tra Pisa e Roma. Serie tv, pulizie e viaggi in treno occupano il resto della sua vita. Archivia i ricordi in congelatore e si lava i capelli tutti i giorni.