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Servillo ‘o mattatore!

Sguardazzo/recensione di "Toni Servillo legge Napoli"

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Cosa: Toni Servillo legge Napoli
Chi: Toni Servillo
Dove: Lucca, Teatro del Giglio
Quando: 20/02/2016
Per quanto: 90 minuti

C’era una volta il mattatore. Un grande attore, riconosciuto dal pubblico, che attirava col proprio nome gli spettatori a teatro. Gli allestimenti erano incentrati e allestiti sulla sua presenza, talvolta mettendo in scena frammenti di opere disparate. Storiche, in questo senso, certe performance di Vittorio Gassman. Ma si potrebbero citare quelle di Gigi Proietti, Giorgio Albertazzi, e perfino Carmelo Bene.

Una nuova formula mattatoriale si presenta, ormai da qualche anno, sui palcoscenici italiani (e non solo): interpreti resi celebri da cinema o tv, “messi in scena” a riempire le platee di un teatro sempre più commercializzato. Un vero specchio dei tempi, dove il valore delle cose è misurato principalmente in termini economici, dimenticando (volutamente?) l’ipocrisia tipica del marketing, anche in campo culturale. E pure Toni Servillo sembra essere caduto in questo infernale meccanismo: da solo in scena, legge testi, classici e contemporanei, relativi alla natia Napoli, in uno spettacolo di per sé assai facile da raccontare: novanta minuti trascorsi passando dal paradiso all’inferno, in compagnia dei più importanti scrittori napoletani; Salvatore Di Giacomo, Raffaele Viviani, Totò, Eduardo De Filippo, Mimmo Borrelli ed Enzo Moscato, le loro parole, le loro lingue, unite dal filo rosso rappresentato dal legame con l’aldilà, autentico topos della cultura popolare partenopea.

Toni Servillo legge NapolihomeServillo dà grande prova delle proprie capacità affabulatorie. Magistrale il controllo sulla lingua, passando dalla filastrocca al ritmo incalzante, dove il senso è dato più dal suono, dal timbro, dai tipici glissati, che dalla stretta comprensione delle parole. Per un pubblico toscano, come quello del Teatro del Giglio, l’attenzione si sposta, appunto, dal significato alla fascinazione sonora del napoletano, inteso sia come lingua sia come personaggio scenico. Non importa se non si comprende tutto: si è conquistati dall’esotismo fonetico di una lingua tanto musicale e dolce quanto aspra; dal personaggio famoso, capace di catturare l’attenzione del pubblico, peraltro confermando il luogo comune circa le naturali capacità sceniche dei partenopei. Lo stesso attore strappa applausi dicendo che a Napoli “abbiamo tanti problemi ma abbiamo anche una caterva di cose bellissime“, come i testi in lettura.

La prova d’attore è certamente riuscita: non ne dubitavamo, conoscendo le origini e il percorso dell’artista, partito dal Teatro Studio di Caserta e dall’incontro con Leo de Bernardinis, alimentatosi in quel contesto scenico dove passione e necessità del fare teatro precedono il valore economico delle proprie scelte. Nel teatro “di ricerca”, dove girano meno soldi, gli spettacoli realizzati da un solo attore sono molti: più facili da vendere, da portare in giro, e, anche se rischiano di creare “fenomeni”, spesso il senso di quanto viene messo in scena va oltre il nome in cartellone.

Nel caso di Toni Servillo legge Napoli, il senso dell’operazione è invece già esplicito nel titolo. La necessità che comunica è quella di portare a teatro un pubblico che vuole vedere, dal vivo, il fantasma di celluloide conosciuto al cinema. Ed è singolare che a Lucca, nello stesso pomeriggio, si sia tenuta anche la proiezione del film La grande bellezza, come a sottolineare che, sì, era proprio lui, “quel Servillo lì”, che poi si sarebbe esibito in teatro. E anche se abbiamo passato una bella serata, da un artista che si è conquistato fama e spazio partendo davvero dalla gavetta e dalla sperimentazione, ci si sarebbe aspettato qualcosa di un po’ più rischioso rispetto a una buona dimostrazione di napoletanità, tutto sommato bella quanto innocua. Ma, forse, questo è il prezzo che richiede il mercato dell’essere famosi.

Toni Servillo_legge_Napoli

VERDETTAZZO

Perché:
Se fosse... una frittura mista sarebbe... di quelle surgelate

Locandina dello spettacolo



Titolo: Toni Servillo legge Napoli

testi di Salvatore Di Giacomo, Eduardo de Filippo, Ferdinando Russo, Raffaele Viviani Mimmo Borrelli, Enzo Moscato, Maurizio De Giovanni, Giuseppe Montesano, Antonio De Curtis, Michele Sovente con Toni Servillo Un sentito omaggio alla cultura partenopea, che l’attore rende immergendosi nella sostanza verbale di poeti e scrittori che di Napoli hanno conosciuto bene la carne e il cuore. È il ritratto di una città dai mille volti e dalle mille contraddizioni, divisa fra l’estrema vitalità e lo smarrimento più profondo, una città di cui la lingua è il più antico segno, forgiato dal tempo e dalle contaminazioni. “Ho scelto questi testi”, rivela un appassionato Servillo, “perché ne emerge una lingua viva nel tempo, materna ed esperienziale, che fa diventare le battute espressione, gesto, corpo”. Toni Servillo affronta la sostanza verbale di dieci poeti e scrittori, testimoni della città nel passato e nel presente, offrendo attraverso emblematici scritti il quadro sintetico di una realtà impietosa ai limiti del paradosso, tra pulsioni e pratiche, carne e sangue. Ne emerge un bisogno perentorio di non rinunciare ad una identità sedimentata da quattro secoli di letteratura. Accanto a poemetti ormai considerati fra i grandi classici del Novecento come Lassamme fa’ a Dio di Salvatore di Giacomo e De Pretore Vincenzo di Eduardo de Filippo, due liriche di Ferdinando Russo, ‘A Madonna d’‘e mandarine E’ sfogliatelle, e l’attualissima Fravecature di Raffaele Viviani. Servillo dà poi voce alla sanguigna e veemente invettiva de A sciaveca di Mimmo Borrelli e alla lingua contemporanea, colta ed allusiva di Litoranea di Enzo Moscato, tagliente riflessione sulle contraddizioni e sul degrado di Napoli, che, nel 1991, costituiva il finale di Rasoi, spettacolo-manifesto di Teatri Uniti. Assolutamente inedite e composte per la circostanza sono ‘O vecchio sott’o ponte di Maurizio De Giovanni, a raccontare l’inumano dolore per la perdita di un figlio, e Sogno napoletano di Giuseppe Montesano, in cui, dichiarata la dimensione onirica, l’apocalisse lascia il passo ad un salvifico, auspicato, risveglio delle coscienze. Entrambe si infrangono nella successiva sequenza, aspra e feroce, di Napule, crudo ritratto della città scritto da Mimmo Borrelli. “Oltre la lingua – aggiunge Toni Servillo - il filo rosso che attraversa e unisce la serata è il rapporto speciale, caratteristico di tantissima letteratura napoletana, con la morte e con l’aldilà, il commercio intenso e frequente con le anime dei defunti, i santi del paradiso e Dio stesso”. Novanta intensi minuti che l’attore conclude con 'A livella di Totò, Primitivamente di Raffaele Viviani, ‘Nfunno di Eduardo de Filippo e infine Cose sta lengua sperduta di Michele Sovente.

Giacomo Verdehttp://www.verdegiac.org
Autista, facchino e trovaroba, sopravvive occupandosi di teatro, video e arti visive dal secolo scorso. Riflettere sperimentando ludicamente sulle mutazioni tecno-antropo-logiche in atto e creare connessioni tra i diversi generi artistici è la sua costante.