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Simone Weil interpreta César Brie (o viceversa): non fidatevi di questa recensione

Sguardazzo/recensione di "La volontà. Frammenti per Simone Weil"

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Cosa: La volontà. Frammenti per Simone Weil
Chi: César Brie, Catia Caramia, Simone Weil
Dove: Lucca, Teatro San Girolamo
Quando: 12/06/2015
Per quanto: 80 minuti

Senza alcun dubbio (o almeno non troppi) La volontà, che chiude la quinta giornata di I Teatri del Sacro, è lo spettacolo più atteso del festival lucchese. Grande nome della scena internazionale, Cèsar Brie [nell’immagine in evidenza] è autore e interprete di questi «frammenti per Simone Weil», presentati in prima assoluta – come è tipico della rassegna in questione – nella chiesa di San Girolamo (che qualcuno azzarda chiamare teatro, ma al massimo possiamo convenire su auditorium).

L’appassionata filosofa francese [nell’immagine in basso] è interpretata da Catia Caramia, mentre l’attore argentino si trasforma, ci pare, ora in narratore, ora in padre, ora in medico: ai suoi cambiamenti di ruolo sono affidati i salti spazio-temporali della narrazione. Oddio, magari Brie è la ragazza che interpreta Simone Weil e Catia Caramia è l’uomo barbuto: non abbiamo controllato, quindi non vi fidate troppo. Si inizia, forse, dall’ospedale di Ashford, in Inghilterra, dove la scrittrice muore vittima della tubercolosi nel 1943. O forse no. Da lì ci pare che i due rivivano le esperienze che hanno costellato la biografia di Simone Weil. La prodigiosa fanciulla, nonostante i costanti problemi di salute, lasciò l’insegnamento per lavorare nei campi, in fabbrica e, successivamente, per combattere al fianco dei repubblicani in Spagna. Però potremmo anche aver capito male.

Simone WeilProbabilmente lo spettacolo si svolge in un ambiente unico, con tre o quattro elementi che sembrano delle brandine e che, tranne una, rimangono inutilizzati: ci sfugge il senso della loro presenza in scena. Il palco è senza quinte, ha un fondale nero in cui è incastonata una grande lavagna , su cui si scrive e si disegna. A un certo punto ci pare di aver pensato che lo spettacolo è persino ben costruito nei suoi tempi, nei passaggi e nell’uso dei pochi elementi scenici. Abbastanza sicuramente al centro della scena sta una carrucola, alla quale i due vengono di tanto in tanto agganciati, benché il senso pare sfuggirci pure in questo caso. Il difetto evidente dell’allestimento è, comunque, la verbosità: si agisce, senza dubbio, ma si parla troppo.
Tutto (tanto) è affidato alla parola e richiede alla sala uno sforzo enorme per seguire quel che succede. Uno sforzo che non si può chiedere al pubblico che sta assistendo al quarto spettacolo della giornata. Al netto di questa pesantezza, lo spettacolo è ben costruito, impreziosito da momenti di grande suggestione: si riconosce la mano del grande teatrante.

Prendetela con le pinze questa recensione, nemmeno chi scrive si fida troppo: all’uscita siamo praticamente i soli a essere, tutto sommato, convinti. Tanto da adombrare un dubbio: il caldo, l’ora tarda, le poltroncine comode, la fatica della quarta visione consecutiva hanno, per qualche istante, fatto calare la palpebra. Vista la discordanza di opinioni con gli altri arlecchini e il pubblico, non escludiamo di aver sognato un altro spettacolo e che questa sia la recensione di un prodotto onirico. Perché se il sonno della ragione genera mostri, il sonno della critica genera spettacoli (quasi) belli.

VERDETTAZZO

Perché: Sì, oppure no
Se fosse... una finestra sarebbe... una bifora

Locandina dello spettacolo



Titolo: La volontà. Frammenti per Simone Weil

drammaturgia e regia César Brie
con César Brie e Catia Caramia
scene e costumi Giancarlo Gentilucci
musiche originali Pablo Brie
disegno luci Daniela Vespa
assistenti alla regia Andrea Bettaglio, Catia Caramia, Vera Dalla Pasqua


«Una donna poggiata contro un muro. Un uomo disegna un letto sul muro. La donna in piedi e allo stesso tempo coricata nel suo letto, parla con Dio. L’uomo la regge, la accudisce, dialoga con lei, ci racconta di lei. L’unica traccia di quest’uomo sono le iniziali incise sotto le parole in italiano scritte nella lapide di Simone Weil al cimitero di Ashford, nel Kent: C.M. L’abbiamo chiamato Carlo Manfredi, gli abbiamo dato un ruolo, quello di infermiere, e il compito di accudire Simone Weil. Il muro non è più un letto. Su quel muro Simone e il suo infermiere disegnano l’universo, le stelle, che Simone studiava, appaiono e vengono brutalmente cancellate le sagome dei fucilati nelle purghe staliniste che Simone fu tra le prime a denunciare. Il muro è il luogo dove si mostra l’esercizio della forza, che Simone descrisse nel saggio sull’Iliade. E il letto, non più disegnato, galleggia attraversato da Simone e dalle sue ossessioni: il lavoro, la violenza, lo spirito, la febbre e gli stenti che la porteranno a morire a 33 anni, l’età del Cristo, sola. Accompagnata da questo testimone che abbiamo inventato. Il pensiero di Simone Weil, quasi sconosciuto alla sua morte, oggi ci interroga con una forza sconvolgente. Si occupò degli uomini, dei pensieri e delle azioni degli uomini. Fu operaia, sindacalista, insegnante, scrittrice, storica, poetessa, drammaturga, combattente, filosofa, contadina. Morì di stenti, in esilio. Si occupava degli uomini ma dimenticava se stessa» (César Brie)

Andrea Balestri
Non è il Pinocchio di Comencini. Apparentemente giovane, studia teatro (non solo) musicale tra Pisa e Roma. Serie tv, pulizie e viaggi in treno occupano il resto della sua vita. Archivia i ricordi in congelatore e si lava i capelli tutti i giorni.