Tra Mozart, Melani e i Sacchi: il Don Giovanni che non ti aspetti

Sguardazzo/recensione di "Don Giovanni (Ein Musikalischer Spass zu Don Giovanni)"

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Cosa: Don Giovanni (Ein Musikalischer Spass zu Don Giovanni)
Chi: I Sacchi di Sabbia
Giovanni Guerrieri (regista)
Auser Musici
M° Carlo Ipata (direttore)
Dove: Pisa, Teatro Verdi
Quando: 05/02/2015
Per quanto: 165 minuti

Continua Una gigantesca follia, la rassegna organizzata dal Teatro Verdi di Pisa per indagare il mito di Don Giovanni tra prosa, lirica, concerti, cinema e incontri tematici. Siamo tutti abituati – non senza ragioni – a collegare Don Giovanni alla coppia Mozart-Da Ponte, ma in molti hanno indagato questa figura centrale della cultura occidentale: da Tirso de Molina a Lucio Battisti, passando per Moliére, Gazzaniga e Saramago – per citare solo alcuni nomi che, con modi e stili diversi, hanno contribuito al mito.

La serata del 5 febbraio propone un dittico a dir poco entusiasmante: da una parte Ein Musikalischer Spass zu Don Giovanni dei Sacchi di Sabbia, dall’altra L’empio punito, dramma musicale di Alessandro Melani. Una strana coppia: mentre non mancano occasioni per vedere il “capriccio per boccacce e rumorini” della compagnia tosconapoletana (lo trovate anche nei migliori supermercati), l’opera del pistoiese Melani, datata 1669, la ascoltiamo in prima esecuzione moderna assoluta.

Per chi non l’abbia mai visto (ed è grave), possiamo spiegare brevemente cos’è il Don Giovanni dei Sacchi di Sabbia: una perfetta parodia dell’opera omonima di Mozart, fedelissima, in particolare, alla celebre incisione del 1986 diretta da Herbert Von Karajan. Non ci sono cantanti o strumenti sul palco: solo sei performer in fila per due che spiazzano tutti, intonando versi, pernacchie e vocalizzi col corredo di espressioni facciali improponibili.

Don Giovanni, Sacchi di sabbia (2010)

Questo meccanismo perfetto, incredibilmente sincronizzato e ai limiti del virtuosismo è perfetto sia per un primo approccio, sia per rispolverare l’opera; ma in questa occasione ha una funzione ancora diversa: fa da ponte (non Lorenzo!) tra la storia che conosciamo e quella più embrionale e primitiva musicata da Melani.

«Don Giovanni è un personaggio capace di vita autonoma; sussiste fuori dalle opere letterarie che l’hanno generato, e dall’una all’altra si tinge di connotazioni nuove», spiega Massimo Mila. A che punto è la leggenda di Don Giovanni nel 1669, quando Filippo Acciaiuoli e Giovanni Filippo Apolloni ne traggono il libretto per L’empio punito? Sono passati meno di quarant’anni da El burlador de Sevilla, il dramma di Tirso de Molina cui si fa ricondurre la nascita del personaggio. Acrimante – questo il nome del protagonista, spostato in Macedonia – è solo un seduttore e ingannatore di donzelle, ben lungi dall’ateo che diventerà simbolo dell’empietà. Non è un signorotto locale, ma un naufrago che si scontra con il potente Atrace nel cercar di sedurre la di lui sorella, Ipomene (leggi Zerlina). Per la sua lussuria viene punito e trascinato all’Inferno tramite la statua di Tidemo, precettore d’Ipomene ucciso pochi minuti prima.

Fatto curioso: al debutto romano fu proibito alle donne di assistere alla rappresentazione dell’opera. Curioso, certo, ma non inusuale: basti ricordare che, al tempo, i cantanti erano tutti uomini (castrati e non). Infatti Acrimante, parte da castrato, è interpretato dal soprano Claudia Muntean. In generale – ad eccezione del baritono Carlo Torriani– sia il tenore Sergio Cabrera Hernandez, sia l’altro soprano Rita Matos Alves passano da un personaggio all’altro, anche cambiando sesso.

Ricapitolando: i nomi dei protagonisti sono diversi da quelli che conosciamo (e alcuni anche molto simili tra loro), gli interpreti cambiano spesso personaggio e la selezione di L’empio punito che viene rappresentata ha molti tagli. Come orientarsi? Ci pensa Giovanni Guerrieri, “capitano” dei Sacchi di Sabbia e responsabile della mise en espace del dramma secentesco, che provvede a proiettare sullo sfondo i nomi dei personaggi e fornisce di mascherine i cantanti per indicarne il cambio di sesso. La vera trovata però è un’altra: reduce dall’esperienza di Piccoli suicidi in ottava rima, Guerrieri inserisce, nei tagli, la voce di Giulia Gallo, altra colonna della compagnia, che canta degli inserti in ottava rima per guidarci nella fittissima trama e per suggerirci i nomi dei personaggi così come li conosciamo.

Altro elemento interessante (e non certo l’ultimo), l’organico orchestrale guidato dal Maestro Carlo Ipata: due violini, un’arpa, una viola da gamba, una tiorba e un violoncello. La sala Titta Ruffo riserva agli Auser Musici un lungo applauso, secondo solo all’ovazione per la performance dei Sacchi di Sabbia.

VERDETTAZZO

Perché:
Se fosse... un outfit sarebbe... un doppio petto indossato a torso nudo

Locandina dello spettacolo



Titolo: Don Giovanni (Ein Musikalischer Spass zu Don Giovanni)

un progetto di Giovanni Guerrieri, Giulia Solano e Giulia Gallo
con Arianna Benvenuti, Lisa Carpitelli, Giulia Gallo, Giovanni Guerrieri, Matteo Pizzanelli, Federico Polacci, Giulia Solano
tecnica Federico Polacci

Produzione I Sacchi di Sabbia/Compagnia Sandro Lombardi
in collaborazione con Teatro Sant’Andrea, La Città del Teatro, Armunia Festival Costa degli Etruschi
Con il sostegno di Regione Toscana


Sottotitolo Ein musikalischer Spass zu Don Giovanni è un capriccio per "boccacce e rumorini" che propone, attraverso una partitura rigorosissima di gesti musicali, la struttura essenziale del Don Giovanni di Mozart: una selezione delle arie più significative incastonate in un disegno drammaturgico compiuto e interpretate "rumoristicamente" dagli attori della Compagnia I Sacchi di Sabbia. Lo spettacolo è in definitiva un'esecuzione a cappella di una riduzione strumentale del Don Giovanni da parte di una piccola corale. I sei giovani che la compongono non sono però musicisti, ma attori che hanno costruito la loro partitura "recitando" la musica di Mozart, imitando fino allo sfinimento una versione del Don Giovanni eseguita con la direzione di Herbert von Karajan nel 1986. Dalla recitazione "del suono", dal tentativo di riprodurre il rumore dello strumento, si arriva - addentrandosi dalla "parte sbagliata" quella che nessun musicista praticherebbe - ad una pionieristica versione dell'opera di Mozart: una versione "sgrammaticata", senza "rappresentazione", ma che in virtù delle tragicomiche espressioni facciali degli attori chiamati ad imitare le sonorità  degli strumenti e l'ausilio della proiezione del libretto sullo sfondo, riesce ad evocare l'essenza del grande personaggio mozartiano. Frutto di un approccio all'opera spiazzante, d'una interpretazione "teatrale" in cui il testo dello spettacolo è rappresentato dalla melodia e dalla timbrica degli strumenti, questo lavoro si colloca nella scia di una ricerca teatrale che nel 2008 ha fatto vincere alla formazione pisana il prestigioso Premio Ubu. Un omaggio a Mozart: uno sberleffo e al tempo stesso un atto d'amore per un'opera magnifica.

Andrea Balestri
Non è il Pinocchio di Comencini. Apparentemente giovane, studia teatro (non solo) musicale tra Pisa e Roma. Serie tv, pulizie e viaggi in treno occupano il resto della sua vita. Archivia i ricordi in congelatore e si lava i capelli tutti i giorni.