Io, che sono Arlecchino, gironzolo tra sale e platee, palchetti e loggioni: talvolta, senza neanche un perché, forse per noia, mi metto a chiacchiera, così, per ingannare il tempo. Peccato che il tempo non si lasci ingannare e, anzi, sia proprio lui a giocarci brutti scherzi, come quando passa e passa, facendoci dimenticare di aver intervistato gli artisti. 

Nei miei pellegrinaggi teatrali, accade, lo sapete, d’incontrare maschi, femmine e teatranti: gente strana, non meno del sottoscritto, ma, a volte, interessante da ascoltare, non solo in scena. Così è stato con Michele Santeramo, il quale, da sotto una testata di riccioli folti e perplessi, rilassato dal comune amore per Louis C. K., ben si è prestato al giochino del mio questionazzo.
Era stanco, e c’è da comprenderlo, dopo una replica del suo Il nullafacente, nel quale, per l’appunto, interpretava la parte del pigrissimo protagonista. Quasi un esordio da attore per lui, che in teatro ama sostar dietro le quinte, anzi, le parole: drammaturgo, autore, pure vincitore di premi, nel 2001 fonda, con il conterraneo Michele Sinisi, la compagnia Teatro Minimo. Più recente l’approdo a Pontedera, in un sodalizio con Roberto Bacci che già ha dato i suoi frutti: il lavoro corale Alla luce, protagonista come per Il nullafacente la bravissima Silvia Pasello, e La prossima stagione, sorta di lettura scenica con i disegni di Cristina Gardumi; abbiamo detto di entrambi, qui, qui e, più o meno, qui.

È, dunque, a un tavolino del bar del Teatro Era, in un dopo spettacolo comunque rilassato, che iniziam(m)o a parlare con Santeramo e… in un batter di ciglio, sono trascorsi otto mesi. Diavolo d’un arlecchino. Frattanto, la carriera di Louis C.K. è finita causa scandalo sulle molestie, ma Il nullafacente va ancora in scena e, la prossima settimana, l’artista pugliese tornerà in scena per un nuovo lavoro realizzato con Gardumi. Leonardo da Vinci

Innanzitutto sette, anzi nove domande.

Perché gli spettacoli iniziano alle nove di sera?
Perché è l’ora di chi non fa più nulla.

Cosa non dovrebbe essere ammesso in teatro?
Niente, il teatro è ancora uno dei posti vivi di libertà, quindi un po’ tutto.

Che opinione hai del pubblico teatrale?
C’è una bella definizione data da Roberto Bacci, distingue tra pubblico e spettatori: mi piace pensare non al pubblico, ma agli spettatori; non alla massa indistinta, ma ai singoli individui che stanno in sala.

Meglio una platea straripante abbonati o una cantina di pochi appassionati?
(Senza il minimo indugio) Una cantina di pochi appassionati.

È possibile fare teatro senza fare spettacolo?
Sì assolutamente, anzi, c’è chi fa cinema e chi fa film, così come c’è chi fa teatro e chi fa spettacolo.

Che senso ha, per te, la critica teatrale?
Di confronto.

Che spettatore sei? Cosa dovrebbe “fare” un’opera?
Fare in modo che lo spettatore si riconosca tra i personaggi in commedia, come dice Eduardo.

Un lavoro a cui hai assistito e che rivedresti anche stasera.
Difficile. Non lo so, tanti. Uno in particolare… non saprei indicarlo.

Il tuo lavoro che vorresti far vedere a tutti. E quello che avresti voluto evitare.
Quello che vorrei far vedere a tutti è La rivincita, che debuttò al Valle Occupato, a Roma, nel gennaio 2013, con la regia di Leo Muscato. [N.d.R. il testo ha vinto anche il Premio Riccione 2011 ed è stato pubblicato da Baldini&Castoldi].
Pensando allo spettacolo che avrei voluto evitare… No non posso dirtelo, mi farei troppi nemici, ma ne ho in mente almeno un paio.

E adesso… tre risposte a cui formulare la domanda:

Non è una questione di pura e semplice contrapposizione, quanto, piuttosto, di individuare un’armonia funzionale al contesto dato.
Cosa pensi della condizione esistenziale italiana?

In effetti, la figura di Arlecchino, così densa di sfumature e implicazioni sia teatrali sia antropologiche, esprime alla perfezione la dualità del gesto di guardare ed essere osservati, il rapporto profondo e, talvolta, vischioso, tra lo stare in scena e il gettare lo sguardo a ciò che sta oltre.
Pensi che i colori di Arlecchino abbiano un significato?

Grazie per la domanda. Un nome secco? Emma Dante.
A cosa pensi quando pensi al teatro?

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