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La “commedia” di oggi, per Lombardi e Riondino

Sguardazzo/recensione di "Inferno Novecento"

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Cosa: Inferno Novecento
Chi: Sandro Lombardi, David Riondino
Dove: Firenze, Museo Nazionale del Bargello
Quando: 09/06/2016
Per quanto: 60 minuti

Ci aveva già provato Pasolini, nella faticata Divina mimesis cui lavorò per anni, a incastonare il maggior poema della nostra letteratura nella contemporaneità: idea più che lecita, ché se capolavoro attualistico (si consideri il termine nei suoi limiti nietzschiani) si dà nel nostro repertorio, la magnifica “resa dei conti” dantesca vanta senz’altro un primato indiscusso. E, lungi dal florilegio di sguerguenze di celebri letture pop il cui difetto non è certo la diffusione quanto l’inerziale ed entusiastico appiattimento, non neghiamo che l’idea di far trascorrere l’Alighieri alle nostre latitudini temporali ha un suo fascino.

Federico Tiezzi sceglie di cucire un peculiare reading poetico addosso al “suo” attore feticcio, Sandro Lombardi, proprio a partire dalla Comedia, quale cartina tornasole applicabile all’articolato nugolo di eventi che è e fu il Novecento. Il dettato trecentesco è messo in dialettica col genere più attuale possibile, il giornalismo, appaiando celebri passi del poema a momenti in qualche modo cruciali del secolo breve (per Hobsbawm; a noi, che ne abbiam vissuto un quarto, sembra tuttora smisurato).

L’operazione è rischiosa: non in termini di apprezzamento, e il plauso del mansueto, mediocolto pubblico del Bargello ce lo conferma. Il periglio è, piuttosto, l’effettiva emersione di un’urgenza che ci parrebbe costituire elemento irrinunciabile per un’opera d’arte, specie se teatrale. In tal senso, il lavoro di rimbalzi e rispecchiamenti, contrappunto di letture, musiche e canzoni, ordito dal regista toscano assieme a Fabrizio Sinisi ci sembra prestare il fianco a varie perplessità, benché non sia facile distillarne per intero le cause.

Lombardi-foto-Giacomo-VanettiIl Novecento è secolo finalmente conchiuso e a funger da sigillo son state quelle torri spezzate nel cuore pulsante della sua capitale simbolica, la città che sembra appartenere a tutti, non soltanto all’unica superpotenza sopravvivente in quel momento. Sin qui, Tiezzi e Sinisi han ragioni da vendere e la scelta di far coagulare o, meglio, reagire, in dissonanza e attrito, idiomi distanti (la viscosa lingua del Dante internale con gli scritti di Matteo Durante, Fernanda Pivano, Oriana Fallaci, Enzo Siciliano, Renzo Guold) ha piena cittadinanza scenica, specie se accompagnata da un’interessante partitura musicale come quella dei tre strumentisti coinvolti (Omar Cecchi alle percussioni, Luka Bošković e Dušan Mamula a suddividersi vari fiati; in locandina figura pure Francesco Torrigiani come consulente).

Quel che, invece, sembra difettare a questo Inferno è il guizzo ulteriore che intercorre tra una buona idea in nuce e un bel lavoro de facto, lo slittamento dell’arte nella sua accezione del saper fare, da concetto a realizzazione concreta. Non basta qualche intuizione, pur discutibile, d’un navigato animale da palco quale David Riondino, o il trattenimento sin troppo ieratico d’un Lombardi versione dicitore. Non basta mescolare con malizia alto e basso (la morte di Lady Diana e l’esecuzione di Saddam, Andy Warhol e Giulio Andreotti) per sfuggir la dimensione della trovata, anzi. Sono, questi, elementi certo buoni per strappar battimani convinti quanto ritualistici, ma insufficienti a sottrarre un lavoro alle insidie d’un teatro specchiato e inerziale, di cui si fatica a sentire l’autentica necessità. Si resta come interdetti, e non solo dinanzi alla percezione di quanto poco sia l’attuale giornalismo (esiste ancora?) dinanzi a quello citato dal ping pong tra i due attori, ma perché la sensazione, quasi fisica, è di una buona occasione sprecata. E, dati gli elementi a disposizione, ci pare un peccato.

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VERDETTAZZO

Perché: No
Se fosse... un'occasione sociale sarebbe... una cena noiosa

Locandina dello spettacolo



Titolo: Inferno Novecento

Regia di Federico Tiezzi
Drammaturgia di Fabrizio Sinisi
Con Sandro Lombardi e David Riondino
Luci di Gianni Pollini
Produzione Compagnia Lombardi – Tiezzi


Regia di Federico Tiezzi Drammaturgia di Fabrizio Sinisi Con Sandro Lombardi e David Riondino Luci di Gianni Pollini Produzione Compagnia Lombardi - Tiezzi Dante nostro contemporaneo L’Inferno e il grande giornalismo del Secolo Breve A distanza di dieci anni dal fortunatissimo Dante Inferno, Federico Tiezzi riunisce di nuovo Sandro Lombardi e David Riondino intorno alla Commedia dantesca. Lo spettacolo, che nasce da un’idea del giovane drammaturgo Fabrizio Sinisi, mette a confronto i maggiori personaggi dell’Inferno con grandi icone del Novecento (Lady Diana e Dodi Al Fayed, Marylin Monroe, Giulio Andreotti, Andy Warhol, Pier Paolo Pasolini…) o con momenti cruciali della sua storia (Hiroshima, il Vietnam, la guerra del Golfo…), costruendo una diversa possibilità di lettura e fruizione del poema fondante della nostra cultura. Lo spettacolo innesca uno strumento attraverso il quale il mondo contemporaneo possa interpretare la prima cantica dantesca: ma offre anche un modo per farsene interpretare. La grande poesia di Dante diventa un percorso all’interno delle contraddizioni dell’uomo contemporaneo. E a sua volta la contemporaneità intride di nuove figure e di fatti presenti alla nostra memoria l’universo immaginario dell’al di là dantesco. Alternando episodi dell’Inferno con brani di celebri firme del giornalismo italiano, si realizza un viaggio non solo attraverso la Commedia, ma anche una discesa nei gorghi dell’anomalo, tremendo secolo appena trascorso. Accanto ai versi dell’Inferno, il Novecento occidentale trova infatti una sua disarmante coincidenza; e il testo di Dante, usato come lente d’ingrandimento della nostra epoca, rivela una straordinaria e quasi angosciante attualità. Inferno Novecento invita dunque lo spettatore a un percorso in cui la poesia si faccia complementare alla cronaca: il Novecento – per tanti aspetti ancora il nostro tempo – diventa il luogo di una discesa agli inferi, di uno sguardo sulla nostra storia recente e sul nostro presente.

Igor Vazzaz
Toscofriulano, rockstar egonauta e maestro di vita, si occupa di teatro, sport, musica, enogastronomia. Scrive, suona, insegna, disimpara e, talvolta, pubblica libri o dischi. Il suo cane è pazzo.