Io, che sono Arlecchino, mi aggiro per teatri e, sovente, vengo colto da un pressante bisogno, una vocazione sovraumana cui nessuno (persona o artista che sia) può resistere. È vero che le platee, con la varietà di forme e decorazioni, sono suggestive; è vero che i ridotti hanno sempre una loro intoccabile eleganza; com’è pur altrettanto vero che nei foyer si possono ammirare virtuosismi architettonici degni di nota. Ma io, che sono Arlecchino, amo i bagni, un po’ perché sede di grandi soddisfazioni, un po’ perché luogo in cui rifugiarsi per sottrarsi agli oneri della vita sociale (o, più spesso, perché braccati dai detrattori).

Capannori (LU), CinemaTeatro Artè

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Sono in molti a notare, nella sala polivalente di Capannori, un’acustica poco felice, dovuta al soffitto in vetro. Con il cielo stellato sopra di me, a volte sento qualcos’altro dentro di me, più o meno dove dovrebbe stare la legge morale. In quel caso non posso chiedere niente di più dell’intimità che offre la ritirata del teatro capannorotto. La possibilità di chiudere la porta dell’antibagno consente di avere quella tranquillità di cui si ha bisogno in certi momenti. Il design della tazza, del lavabo e del rubinetto sono sufficientemente arditi, facendo sfigurare il pulsante dello sciacquone per la banalità del modello scelto. Cala un filo di tristezza nel fondo del cuore a vedere la spina del termosifone elettrico, penzolante, lì, senza più nessuna speranza di essere unita in un amplesso con una presa che non c’è.

Bologna, Teatro il Celebrazioni

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Teatro dal nome atipico, quello nei pressi dello stadio bolognese: Il Celebrazioni. La sala è circondata da un verde che, da lì, si estende ininterrotto a sud sino a Firenze. Votato alla comicità, ai musical e ai concerti, lo spazio di via Saragozza non rinuncia a una certa raffinatezza, almeno in bagno. Un grande mosaico sui toni del blu, giallo e verde, dà il via a una decorazione che chiude in altezza la copertura in piastrelle bianche. Pavimento blu, a serrare la composizione da sotto. Siamo lontani dall’estrosità capannorese di cui sopra: inutile, d’altronde, che i sanitari cerchino di competere con la decorazione a parete. Quel tocco in più è dato dal disegno sullo specchio di fronte ai pisciatoi, oggetto ricercatissimo in una svendita del MercatoneUno.

Lugano (Svizzera), Teatro delle radici

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Ebbasta con questi bagni radical chic!  Gli svizzeri, come in ogni campo, ci imparano l’essenzialità, ricordandoci che un bagno è un bagno e non ha bisogno di essere rifinito come un soprano a fine carriera. Una tazza ben fatta, un rotolo di carta igienica e uno spazzolone. Tanto è sufficiente per fare quello che c’è da fare e tornare in sala. Si vocifera, peraltro, che quella del Teatro delle Radici sia la toilette di Lugano preferita da Mina. Lavarsi sempre le mani, certo, ma fuori, all’aperto, con acqua auspicabilmente ghiacciata e, possibilmente, sotto la pioggia: così si tempra la gioventù svizzera. Poi ci si sorprende se sono migliori di noi…

Anche questa è fatta, come dice un proverbio quanto mai affine alla presente rubrichetta, al cui proposito vorremmo rivolgere una richiesta a voi lettori: andate a teatro e… andate al bagno. Nel senso: recatevi a teatro e fotografate i bagni, segnalateceli: noi, sostenitori del solenne principio #recensiamotutto, provvederemo a parlarne. In attesa di creare l’apposita casella di posta (lo faremo, contateci), potete scrivere all’indirizzo arlecchino@losguardodiarlecchino.it.

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